La trasformazione del settore bancario sta modificando profondamente anche il volto del credito nella provincia di Chieti. La riduzione degli organici, la perdita di importanti presìdi direzionali e la crescente attenzione agli obiettivi commerciali stanno cambiando l'organizzazione del lavoro nelle filiali e il rapporto con la clientela. Antonella Sboro, coordinatrice della Fabi di Chieti, analizza le sfide che il settore si trova ad affrontare: dal calo dell'occupazione alle pressioni commerciali, fino al rischio di stress lavoro-correlato e perdita di motivazione tra i dipendenti.
Domanda. Qual è oggi la situazione del settore bancario nella provincia di Chieti?
Risposta. Negli ultimi anni il territorio ha vissuto cambiamenti significativi. La perdita di due direzioni generali e il progressivo ridimensionamento degli organici nelle filiali hanno inciso profondamente sulla presenza bancaria in provincia. Nel biennio 2024-2025 abbiamo registrato una consistente riduzione della popolazione bancaria, un dato che riguarda non solo i lavoratori, ma l'intero tessuto economico locale. Quando diminuiscono le strutture decisionali e il personale presente sul territorio, inevitabilmente si indebolisce anche il rapporto tra banca, famiglie e imprese.
D. Quali effetti produce questa riduzione degli organici sul lavoro quotidiano?
R. L'effetto più evidente è l'aumento dei carichi di lavoro. Le colleghe e i colleghi sono chiamati a gestire attività sempre più complesse con risorse ridotte. Tutto questo avviene mentre il settore accelera sul fronte dell'innovazione tecnologica e delle riorganizzazioni. Il rischio è una progressiva perdita della relazione di prossimità con la clientela, che ha sempre rappresentato uno dei punti di forza del lavoro bancario.
D. Tra i temi più discussi ci sono le pressioni commerciali. Cosa emerge dal vostro osservatorio?
R. È una delle questioni più segnalate dai lavoratori. Molti bancari percepiscono una crescente enfasi sul raggiungimento degli obiettivi commerciali e, in alcuni casi, faticano a riconoscersi in un modello di banca sempre più orientato alla vendita di prodotti e servizi. I risultati sono importanti, ma devono essere compatibili con la dignità professionale delle persone e con la qualità della consulenza offerta ai clienti. Quando questo equilibrio si rompe, aumentano tensioni e disagio nei luoghi di lavoro.
D. Quali sono oggi le principali preoccupazioni dei lavoratori?
R. Osserviamo con attenzione il tema dello stress lavoro-correlato, alimentato dalle continue riorganizzazioni, dalla riduzione degli organici e dalle pressioni commerciali. A questo si aggiunge il fenomeno del disengagement, cioè la perdita di motivazione e di senso di appartenenza all'azienda. È un segnale da non sottovalutare: quando le persone si allontanano emotivamente dal proprio lavoro, ne risente l'intera organizzazione.
D. Quale ruolo deve svolgere il sindacato in questa fase?
R. Il sindacato deve continuare essere un punto di riferimento concreto per lavoratrici e lavoratori, attraverso ascolto, presenza sul territorio e capacità di interpretare i cambiamenti in atto. La formazione e l'aggiornamento continuo sono strumenti indispensabili per affrontare le nuove sfide del settore. La vera priorità resta però un'altra: coniugare innovazione, risultati e benessere delle persone. Perché non esiste sviluppo sostenibile se si perde il coinvolgimento di chi ogni giorno fa funzionare le banche. (riproduzione riservata)