Le riforme autentiche non si esauriscono in interventi strutturali. Senza un’evoluzione culturale, rischiano di restare esercizi formali, incapaci di trasformare davvero comportamenti consolidati. Tuttavia le norme possono essere un motore di cambiamento sociale: come ricordava Norberto Bobbio, le leggi non bastano da sole a trasformare la società ma possono educarla e orientarne i comportamenti. In altre parole, riforme strutturali e culturali sono complementari: una legge può aprire la strada a nuovi comportamenti, ma senza mentalità pronte a recepirli, rimane sulla carta.
L’introduzione del partenariato pubblico-privato (Ppp) nel sistema antiriciclaggio italiano rappresenta un passo significativo verso un nuovo paradigma. Non si tratta solo di strumenti tecnici o di procedure aggiuntive: è un modello fondato su fiducia e corresponsabilità tra soggetti pubblici (come l’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) e le forze dell’ordine) e operatori privati (banche, assicurazioni e intermediari finanziari) con l’obiettivo di comprendere meglio i rischi, migliorare la qualità delle segnalazioni di operazioni sospette (Sos) e rendere più efficace la risposta collettiva alla criminalità economico-finanziaria.
In Italia esperienze di Ppp non mancano ma raramente hanno segnato un vero cambio di paradigma. Nel settore antiriciclaggio invece la logica è diversa: cooperare su analisi, informazioni e strategie, superando il tradizionale modello asimmetrico in cui il privato segnala e il pubblico decide.
Qui il partenariato diventa strumento di governance e non solo operatività, una vera occasione per trasformare mentalità consolidate e modalità operative. Il Regolamento Ue 2024/1624 introduce per la prima volta questo istituto in ambito europeo, in vigore dal 2024 e operativo dal 2027.
L’articolo 75 consente lo scambio di informazioni tra operatori privati «ove strettamente necessario», chiarendo che i Ppp non modificano gli obblighi di segnalazione alla Uif. Questa cornice giuridica chiara e strutturata è pensata per stimolare una collaborazione sostenibile, rafforzando l’efficacia complessiva del sistema antiriciclaggio.
All’estero i Ppp si sono dimostrati strumenti efficaci: il Joint Money Laundering Intelligence Taskforce nel Regno Unito, la Fintel Alliance nei Paesi Bassi e il Fincen Exchange negli Stati Uniti hanno rafforzato sia la cooperazione operativa sia la capacità di analisi strategica.
Di particolare interesse per l’Italia sono anche i partenariati transfrontalieri, che coinvolgono più giurisdizioni nel contrasto a reti criminali, come il Benelux Aml Partnership tra Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, o il dialogo pubblico-privato tra Stati Uniti e Messico, volto a contrastare crimini finanziari transnazionali legati a traffico di droga, frodi e corruzione.
Queste esperienze dimostrano come sia possibile coordinare risorse, competenze e informazioni in contesti complessi e interconnessi, aumentando l’efficacia degli interventi senza compromettere ruoli e responsabilità. In prospettiva, formule simili potrebbero essere preziose anche per l’Italia, non solo nei rapporti con San Marino, Svizzera o Principato di Monaco, ma anche con la Spagna, considerata la crescente interconnessione dei flussi di droga e denaro nel Mediterraneo occidentale.
Questi esempi evidenziano come la cooperazione strutturata possa incrementare l’efficacia dei controlli e ridurre i rischi reputazionali e operativi per tutti gli attori coinvolti, valorizzando competenze, tecnologie e informazioni del settore privato senza compromettere l’interesse pubblico.
Tuttavia in molti ordinamenti, incluso quello italiano, permangono ostacoli normativi e culturali. Dove la separazione tra autorità pubbliche e soggetti vigilati è marcata prevalgono una certa distanza e diffidenza, rallentando o ostacolando la collaborazione.
A ciò si aggiunge il delicato equilibrio tra scambio informativo e tutela della riservatezza, particolarmente complesso in Italia, dove si sono registrati casi di esposizione indebita dei dati contenuti nelle SosS e criticità segnalate da importanti istituti bancari nella protezione dei dati dei clienti.
I Ppp rappresentano quindi una risorsa cruciale per rafforzare la cooperazione e migliorare l’intelligence finanziaria, ma sollevano questioni legittime: chiarezza dei ruoli tra pubblico e privato, rispetto della riservatezza, divieto di tipping off e protezione dei dati personali.
Comprendere queste tensioni spiega la prudenza con cui le autorità agiscono in un contesto in continua evoluzione. Il successo dei Ppp dipenderà però dalla volontà del settore pubblico di dare impulso al processo. (riproduzione riservata)
*senior director K2 Integrity