Redditività record per Amplifon, pronta a nuove acquisizioni. Il gruppo di apparecchi acustici ha archiviato il primo trimestre del 2025 con ricavi pari a 587,8 milioni di euro, in crescita del 2,6% a cambi costanti e a cambi correnti rispetto al primo trimestre del 2024, nonostante 1,5 giorni lavorativi in meno, la base comparativa particolarmente forte e il debole contesto di mercato soprattutto negli Stati Uniti (il mercato privato statunitense si è ridotto mid-single digit). Il dato non ha superato le attese del consenso degli analisti, raccolto dalla stessa società, a 595,9 milioni.
Il contributo delle acquisizioni (220 centri acustici) concluse in Polonia, Stati Uniti, Francia, Germania e Cina è rimasto sostenuto, pari al 2,5%. Mentre l’impatto del cambio è stato neutro con l’apprezzamento del dollaro americano controbilanciato dal deprezzamento del dollaro australiano e neozelandese.
Meglio del previsto l’ebitda adjusted a 140,4 milioni, +3,4% anno su anno. 137,8 milioni la stima del consenso. L’incidenza sui ricavi è stata pari al 23,9%, 20 punti base in più rispetto al livello record del 23,7% del primo trimestre dello scorso esercizio, grazie al miglioramento della redditività nell’area Emea (+3,1% a 112,6 milioni). Anche l’ebitda adjusted dell’America è cresciuto del 4,9% a 26,7 milioni. -3% a 23,3 milioni, viceversa, l’ebitda adjutsed dell’area Apac per effetto della performance della Cina, della minor leva operativa per la limitata crescita organica e della base comparativa particolarmente forte (+80 punti base nel primo trimestre del 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023).
L’utile netto adjusted è sceso, ma meno del previsto, a 41,6 milioni dai 44,1 milioni del primo trimestre del 2024 per i maggiori ammortamenti di riflesso ai forti investimenti e per l’incremento degli oneri finanziari. L’utile era atteso dal consenso a 33,4 milioni.
A fronte, poi, di un free cash flow pari a 18,5 milioni dopo capex per 31,6 milioni (37,2 milioni nel primo trimestre del 2024), l’indebitamento finanziario netto è aumentato a 996,6 milioni dai 961,8 milioni di fine 2024, dopo investimenti, m&a e riacquisto di azioni proprie per oltre 80 milioni, con la leva finanziaria al 31 marzo 2025 salita leggermente a 1,67 da 1,63. L’indebitamento finanziario netto ex Ifrs16 era stimato a 944 milioni.
«Abbiamo iniziato l’anno con solidi risultati, che dimostrano la forza della nostra azienda e del nostro modello di business anche in un contesto complesso. Nel primo trimestre abbiamo registrato una crescita dei ricavi del +2,6%, nonostante una base comparativa particolarmente forte, minori giorni lavorativi e un mercato debole a livello globale», ha commentato il ceo, Enrico Vita.
Inoltre, la redditività ha raggiunto un livello record per il periodo grazie soprattutto alla migliore profittabilità dell’area Emea, «mentre continuiamo a investire sulle nostre priorità strategiche», ha aggiunto il top manager. Guardando al futuro, «confermiamo il nostro outlook per il 2025 e la prevista accelerazione della crescita dei ricavi già dal secondo trimestre, trainata in particolare dal mercato francese».
La guidance 2025 vede una crescita dei ricavi mid-to-high single-digit e un margine ebitda di almeno il 24%. Attualmente il consenso per la fine del 2025 si aspetta ricavi a 2,566 miliardi, un ebitda ricorrente a 617,2 milioni e un ebit ricorrente a 301,3 milioni.
Nel medio termine, la società rimane «estremamente positiva» circa le proprie prospettive per uno sviluppo profittevole e sostenibile, grazie ai fondamentali del mercato hearing care e all’ancora più forte posizionamento competitivo.
Il cda di Amplifon ha anche autorizzato un piano di acquisto di azioni proprie della società, anche in più tranche, fino a un massimo di 150 milioni di euro e per massime 21,1 milioni di azioni, un buyback che dovrà essere completato entro il 31 ottobre del 2025. Si ricorda che l’autorizzazione concessa dall’assemblea degli azionisti prevede che il gruppo detenga un numero di azioni proprie non superiori al 10% del capitale, incluse quelle già in portafoglio (1.445.063), equivalenti allo 0,638% del capitale sociale.
Alla base del buyback l’opportunità di dotare la società di uno strumento che le permetta di disporre di azioni proprie «da destinare come mezzo di pagamento in operazioni di acquisizione di società o scambio di partecipazioni, a servizio di piani di incentivazione azionaria e a eventuali programmi di assegnazione gratuita di azioni ai soci», si legge nel comunicato.
Un buyback che «non cambia affatto la nostra propensione alle acquisizioni: vediamo anche un ambiente abbastanza favorevole in termini di acquisizioni, con la maggior parte dei target che si avvicinano a noi con prezzi che sono sicuramente molto interessanti», ha precisato l’ad Vita durante la call con gli analisti. Dunque, non c'è alcun cambiamento nella strategia di allocazione del capitale. «La nostra priorità rimane la stessa, ovvero far crescere l'azienda e consolidare la nostra leadership a livello mondiale», ha assicurato Vita.
Il top manager vede anche l’opportunità di migliorare le vendite e il mix di Amplifon grazie anche alle nuove piattaforme con funzionalità di intelligenza artificiale. «Con il nostro modello retail, siamo in una posizione ideale per beneficiare dei vari lanci di prodotto che sono in corso e che avverranno nel 2025», ha detto Vita. Per quanto riguarda, in particolare, i Nuance Audio (occhiali per sentire) con EssilorLuxottica «stiamo procedendo in linea con i nostri piani e stiamo lavorando con loro per un pilota negli Stati Uniti a partire dal secondo trimestre» di quest’anno.
A Piazza Affari il titolo Amplifon post trimestrale ha virato al ribasso (minimo intraday a 17,20 euro), ma poi si è ripreso e ha strappato in chiusura un +6,25% a 18,54 euro. Per gli analisti è sempre un’occasione d’acquisto. Banca Akros ha un rating accumulate e un prezzo obiettivo a 25 euro sull’azione, Mediobanca Research outperform (target price a 30 euro), Equita buy e un target price a 29 euro, lo stesso giudizio dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo (target price a 24,5 euro). «Sebbene i ricavi siano stati inferiori alle attese del consenso, il superamento delle stime sull’ebitda rettificato, i commenti positivi sulla Francia, la performance superiore negli Stati Uniti e il prossimo buyback dovrebbero essere accolti favorevolmente», ha commentato Barclays, ribadendo il rating overweight e il target price a 31,5 euro sull’azione. (riproduzione riservata)