I risultati del secondo trimestre sotto le attese e il taglio della guidance 2025 fanno affondare Amplifon sui minimi da gennaio 2019 a quota 14,625 euro. L’azione ha poi chiuso la seduta con un pesante -25,46% a 14,93 euro.
Da una parte i risultati del secondo trimestre di quest’anno sono stati decisamente inferiori alle attese del consenso degli analisti: ricavi a 593 milioni di euro (-1,9% anno su anno, +2,2% atteso). Ha pesato l’area Emea (-2,5%; +2% atteso) dove, a fronte di una forte crescita della Francia e di un miglioramento della Germania, Italia e Spagna sono risultate negative per la scarsa efficacia delle azioni di attivazione dei clienti abituali con cui si contava di mitigare i minori clienti attivati nel primo semestre del 2020 per le chiusure per il Covid, ha spiegato Equita. Male il mercato anche in Cina e Australia in Apac e in Canada. L’ebitda adjusted si è contratto a sorpresa del 9% a 147,3 milioni con un margine in calo di 180 punti base al 24,9%.
Dall’altra parte, la guidance 2025 è stata rivista al ribasso: ricavi +3% a cambi costanti contro il +6,8% atteso dal consenso (da mid single digit-high single digit; impatto dei cambi -2,2% su base annua) ed ebitda margin al 23% (da almeno 24%; il 7% sotto il consenso). Amplifon ha attivato un piano di efficientamento (rete negozi, backoffice, sourcing di servizi) che mira a recuperare 150-200 punti base di margine (35-50 milioni di beneficio netto) entro il 2027 a fronte di costi one-off per 35 milioni (2025-2026). La guidance implica un secondo semestre a +4%/5% da +1,6% del primo.
Equita ha, quindi, tagliato le stime sulle vendite del -2%/-3% e sull’ebitda adjusted del -6%/-5,5% a 564/622 milioni, con un margine 2025 al 23% e 2026 al 23,8%. Anche le previsioni sull’utile per azione scendono del 14% e del 10% a 0,76 e a 0,94 euro. Di riflesso il target price sull’azione è stato ridotto del 10% a 25 euro.
Nonostante la revisione delle stime, «confermiamo il rating buy perché riteniamo che valga la pena attendere ancora qualche trimestre per verificare se lo scenario di ripresa europea alla base della nostra raccomandazione è da accantonare definitivamente o se si tratta solo di un postponimento che può portare a pent-up demand, e perché il piano di intervento sui costi può mitigare l’impatto sui margini nel breve e aumentare la leva operativa in caso di recupero», ha chiarito la Sim.
Anche Jefferies, pur delusa dai conti e dalla guidance 2025, ritiene che la valutazione del titolo rimanga interessante nonostante l’andamento sia stato molto forte negli ultimi tre mesi (+19%). L’azione è, infatti, scambiata a un multiplo prezzo/utile 2025 di 23 volte, il 20% al di sotto della media decennale. Da qui la conferma del rating buy e del target price a 26 euro.
Per Barclays la reazione del titolo nella seduta del 30 luglio è scontata, nonostante le aspettative già basse, ma peserà sul settore degli apparecchi acustici, sollevando dubbi sulla ripresa del mercato. «Restiamo, comunque, costruttivi sulla visione a lungo termine del gruppo e continuiamo a preferire Amplifon nel settore degli apparecchi acustici, manteniamo il rating overweight e il target price a 28,50 euro», aggiunge Barclays.
Più scettica Banca Akros che ha abbassato le stime sui ricavi stimati per l’esercizio 2025 da 2.558 milioni a 2.476 milioni, tenendo conto delle nuove indicazioni. «Manteniamo una crescita delle vendite del +7% per il 2026 e il 2027, in linea con le nostre precedenti stime. Per quanto riguarda la redditività, in linea con le indicazioni, riduciamo il margine ebitda rettificato stimato per il 2025 dal 24% al 23%, il che implica una riduzione dell’ebitda del 7,6% per il 2025. Per i due anni successivi, incorporiamo un miglioramento di 150 punti base nel margine ebitda, che porterà il margine al 24,5% nel 2027 contro il 24,2% precedente», sottolinea la banca d’affari.
In termini assoluti, «le nostre stime passano da un ebitda stimato per il 2027 di 710 milioni a 695 milioni (-2,1%). Le nuove stime di redditività implicano una riduzione dell’utile per azione rettificato del -6,9% nel 2025, -4,5% nel 2026 e -2,9% nel 2027. Sulla base delle nostre stime, riduciamo il nostro target price da 25 euro a 22,5 euro per azione (ev/ebitda implicito per il 2026 di 9,5 rispetto alla media degli ultimi 3 anni di 13,1). Sulla base del potenziale attuale, modifichiamo la nostra raccomandazione da buy ad accumulate», precisa Banca Akros.
C’è anche Mediobanca Research tra i broker che hanno tagliato il rating: da outperform a neutral con un nuovo prezzo obiettivo a 21 euro dai 30 euro precedenti. «La narrativa di crescita di Amplifon si è arenata: i risultati inferiori alle attese, le prospettive più deboli per l'esercizio 2025 e il calo di fiducia hanno intaccato l'attrattiva di questa storia azionaria. Sulla base delle nostre stime riviste, Amplifon è scambiata a 19 volte il p/e 2027. Pertanto, non riteniamo più la valutazione interessante, dato il momentum negativo degli utili e la perdita di credibilità a seguito dell'inaspettato deterioramento della performance», spiega Mediobanca Research.
L’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, secondo cui il consenso sul 2025 potrebbe essere rivisto al ribasso del 7-8% a livello di ebitda adjusted e del 20-25% a livello di utile, lo farà presto, ha posto rating e prezzo obiettivo sul titolo in revisione. Per Dnb Carnagie, che ha ridotto da 22,7 a 21,6 euro il target price dopo aver tagliato le stime di eps 2025-2027 del 6-17%, ribadendo il rating hold, un recupero della valutazione è ancora lontano: «il titolo Amplifon ha registrato un andamento laterale o al ribasso dal 2021 a causa dell'erosione dei margini. Pertanto, riteniamo che il piano di miglioramento dei margini della società sia corretto. Tuttavia, gli effetti si vedranno probabilmente solo tra 1-2 anni», avverte Dnb Carnagie. (riproduzione riservata)