Amarone conferma le difficoltà
Diminuzione media del 15% del valore alle aste per le sette bottiglie
Che le cose non siano andate molto bene per l’Amarone alle aste del 2018 lo fa subito intuire l’esiguo numero delle bottiglie di questa tipologia analizzate in tabella: soltanto per sette di esse è stato infatti possibile questa volta il confronto con le quotazioni spuntate nel 2017, e la riduzione delle presenze non è mai casuale, segnala di solito una diminuzione di interesse da parte dei collezionisti e degli investitori che frequentano le vendite all’incanto. Difatti i sette Amaroni hanno perso il 15% del loro valore e costano adesso 390 euro in meno che nel 2017. Le due bottiglie firmate Giuseppe Quintarelli, in realtà, hanno subito un calo di prezzo molto minore, del 4%, mentre per i cinque millesimi prodotti e imbottigliati da Romano Dal Forno la diminuzione è stata assai più consistente, del 21%.
Dà da pensare il fatto che per tutti e due i produttori le quotazioni avevano già imboccato la strada della discesa l’anno prima. La rarefatta presenza degli Amaroni consente di esporre in tabella anche i risultati ottenuti alle aste dal Guado al Tasso, l’ambizioso rosso prodotto a Bolgheri dalla Marchesi Antinori: sette bottiglie anche in questo caso ma con esiti esattamente opposti, cioè cinque rincari contro due cali di prezzo che hanno determinato un guadagno complessivo di quasi il 53%. Vale la pena di notare però che mentre i sette Amaroni dopo il ribasso si comprano con 2.162,53 euro, i sette Guado al Tasso dopo il rincaro costano meno di un quarto, 499,08 euro. (riproduzione riservata)
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