Un working group multidisciplinare, composto da professionisti della salute e della comunicazione e da rappresentati di pazienti e istituzioni, è già al lavoro per il progetto ‘Comunicazione interna ed esterna nelle aziende sanitarie’. Partendo dall’analisi dell’esistente (presenza di portavoce, uffici stampa, siti web e social media), realizzata attraverso una survey che verrà sottomessa alle aziende sanitarie italiane, il panel di esperti analizzerà gli unmet need del campo, visti anche dalla parte dei pazienti e dei giornalisti. Sulla base dei risultati di questa ricognizione, verranno elaborate delle progettualità per promuovere una corretta e efficace informazione, all’interno e all’esterno delle aziende sanitarie, che prevederà tra l’altro attività formative per i professionisti sanitari e la redazione di apposite raccomandazioni per le aziende sanitarie. Saranno inoltre individuati dei criteri di qualità per permettere una valutazione della comunicazione prodotta dalle aziende sanitarie e facilitare dunque percorsi migliorativi. Favorire una migliore comunicazione scientifica nelle aziende sanitarie, negli ospedali, nelle cliniche universitarie e negli IRCCS può contribuire a migliorare la sanità pubblica. Comunicare in modo corretto va considerato un dovere assistenziale, non un’opzione o una scelta. Ma per farlo è necessario promuovere e migliorare le attività degli uffici stampa delle strutture sanitarie italiane formando in modo più adeguato sia i professionisti della comunicazione, che i professionisti della salute.
É in sintesi l’obiettivo del progetto ‘Comunicazione interna ed esterna nelle aziende sanitarie: dall’ufficio stampa alla comunicazione digitale’ promosso dal direttore generale della Fondazione PTV Policlinico Tor Vergata Giuseppe Quintavalle in collaborazione con la professoressa Rossana Berardi, ordinario di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche e con il dottor Mauro Boldrini direttore della Comunicazione dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). Il progetto, appena lanciato, si articolerà in cinque diverse fasi e sarà portato avanti da professionisti della salute e della comunicazione, referenti delle istituzioni e rappresentanti delle associazioni dei pazienti. “Negli ultimi vent’anni – sottolinea Giuseppe Quintavalle – abbiamo assistito ad un’aziendalizzazione degli ospedali. Ciò ha reso necessaria una comunicazione sia con l’ambiente interno, che con quello esterno per valorizzare le attività e le peculiarità delle aziende sanitarie stesse. Si riscontrano però delle criticità nel favorire l’istituzione o l’implementazione di uffici stampa qualificati e che possano soddisfare esigenze crescenti. Sempre negli ultimi due decenni la velocità dell’informazione è aumentata esponenzialmente e adesso grazie al web e ai social è possibile raggiungere milioni di utenti in pochi mesi. Abbiamo dunque deciso di avviare un progetto che mira ad aiutare il nostro Servizio Sanitario Nazionale a migliorare questo aspetto, non più secondario. Un valore aggiunto al progetto è avere nel qualificato panel di esperti, importanti giornalisti scientifici e i massimi referenti delle professioni sanitarie, quali l’Ordine dei Medici di Roma con il suo presidente Antonio Magi, l’OPI di Roma con il suo presidente Maurizio Zega e i medici di medicina generale, rappresentati dal vice presidente vicario FIMMG Pier Luigi Bartoletti”.
“L’Università di Tor Vergata sposa questo progetto formativo che prevede anche l’integrazione della comunicazione digitale quale strumento divulgativo emergente ed efficace – sottolinea il professor Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata – Utilizzare tutti gli strumenti, anche quelli più tecnologici ed innovativi, potrà consentire una più efficace azione a beneficio dei pazienti e della popolazione”. “La medicina e soprattutto l’oncologia – afferma l’ideatrice del progetto, la professoressa Rossana Berardi – sono le aree in cui purtroppo le fake news sono maggiormente presenti. Tutti i giorni vi è il rischio di dare spazio a posizioni antiscientifiche e a comunicatori poco preparati, che spesso si autodefiniscono influencer e senza alcuna preparazione. Spesso trovano spazio anche per l’assenza o la scarsa presenza, soprattutto sui social media, di comunicatori istituzionali e rappresentanti delle aziende ospedaliere operanti nel nostro Paese”. “Per questo – conclude Mauro Boldrini – anche gli oncologi e gli altri specialisti medici devono essere attivi su tutti i media. A nostro avviso è fondamentale fornire una formazione specifica e abbiamo già condotto un’esperienza importante con ‘Comunicare il cancro, la medicina e la salute’. Si tratta di un corso di perfezionamento universitario, attivato dell’Università Politecnica delle Marche, e rivolto a medici e professionisti sanitari o chiunque abbia un’attitudine in questo ambito, nonché ai professionisti che lavorano nel mondo della comunicazione”.