Si ripete, in questi primi giorni dopo la riunione del consiglio direttivo della Bce del 14 settembre, che i tassi di riferimento avrebbero toccato ormai il picco, ma subito dopo si aggiunge l'avverbio «forse». Un esempio della comunicazione che non andrebbe fatta perché finisce con l'accrescere confusione e disorientamento in una delicata materia. Questa sera sapremo delle decisioni che avrà preso la Federal Reserve guidata da Jerome Powell e domani probabilmente quelle della Banca d'Inghilterra e della Banca del Giappone. Se la Fed decidesse uno stop, pur trattandosi dell'agire in un contesto ben diverso da quello europeo, questa fermata non potrebbe non avere una ripercussione in Europa.
A maggior ragione se fosse fondata la tesi, per la verità bizzarra, attribuita a qualche banchiere centrale, secondo la quale, per poter arrestare ulteriori aumenti del costo del denaro da parte dell’istituto guidato da Christine Lagarde era necessario aumentare i tassi di riferimento nell'ultima seduta del Direttivo. Intanto si comincia a guardare agli spread Btp-Bund, preoccupati per un eventuale quota a 200 punti base e oltre. L'Ocse rivede al ribasso la crescita del pil italiano nell'anno (0,8 per cento). Giustamente il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti si dice attento e preoccupato non verso ciò che la Commissione Ue potrà decidere, ma nei confronti dei mercati nei quali viene collocato il debito italiano. Da diverse parti si insiste sulle riforme e, in particolare, sulla concorrenza. Pende comunque una decisione sul Mes, che, al di là della ratifica del Trattato, comincia a essere interpretata come un test dei rapporti con Bruxelles.
Una via da seguire dovrebbe essere quella di chiarire che eventuali misure collaterali proposte non comporterebbero alcuna modifica del testo da ratificare, ma sarebbero, appunto, oggetto di altri impegni.
Del pari, proprio per i mercati ai quali si riferisce Giorgetti, è necessario chiudere in maniera soddisfacente, rivedendola sostanzialmente, la sconsiderata normativa sulla tassazione degli asseriti extraprofitti delle banche. Tutto ciò in preparazione della vicinissima legge di bilancio. Insomma, al rigorismo dannoso della Bce si deve rispondere non solo contestando le decisioni da questa prese, ma anche attrezzandosi di conseguenza sul terreno della politica economica e di finanza pubblica con una progettualità che guardi anche ai prossimi anni, come in una brillante lectio magistralis ha sostenuto ieri Antonio Fazio. (riproduzione riservata)