Investimenti per 22 miliardi di euro in data center nei prossimi cinque anni in Italia, secondo l’Italian Data Center Association. E poi 15 miliardi di dollari che Google spenderà in India per ampliare la sua rete di infrastrutture. Più 13 miliardi che Amazon impiegherà in Australia per lo stesso obiettivo. Poi, ancora, i 20 miliardi di euro che l’Unione Europea vuole dedicare a cinque AI gigafactory, dotate delle infrastrutture di calcolo più avanzate. Nel giro di pochi anni il mondo sarà popolato di data center, ma basteranno a soddisfare la domanda? Secondo un recente report di Bain & Company, no.
La ricerca stima che la domanda globale di potenza di calcolo, in rapida ascesa per effetto delle applicazioni di intelligenza artificiale, arriverà a 200 gigawatt entro il 2030. Circa 100 gigawatt saranno richiesti solo dagli Stati Uniti. Per raggiungere questi livelli, secondo Bain servirebbero investimenti monstre: circa 500 miliardi di dollari all’anno. Un impegno finanziario del genere, sottolineano gli esperti, difficilmente potrà essere coperto con spesa pubblica e incentivi governativi. Di conseguenza, toccherebbe ai privati aumentare sempre di più gli investimenti.
Microsoft, Alphabet (Google) e Meta hanno previsto di spendere almeno 215 miliardi di dollari nell’anno fiscale in corso, mentre Amazon potrebbe mettere in gioco da sola circa 100 miliardi, buona parte dei quali da impiegare proprio per l’intelligenza artificiale.
Tuttavia, secondo Bain non sarà comunque abbastanza. I 500 miliardi di investimenti annuali stimati sono una cifra abbastanza proibitiva, che implicherebbe un aumento sostenuto del fatturato perché sia praticabile. «L’analisi sui rapporti sostenibili tra spese in conto capitale e ricavi per i fornitori di servizi cloud suggerisce che 500 miliardi di dollari di spese in conto capitale annuali corrispondano a 2.000 miliardi di dollari di ricavi annuali». Questa soglia per gli economisti di Bain rimane fuori portata.
«Anche trasferendo tutti i budget IT aziendali al cloud e reinvestendo i risparmi ottenuti dall’uso dell’AI (pari a circa il 20% dei costi di vendita, marketing, customer support e ricerca e sviluppo), resterebbe un gap di 800 miliardi l’anno», si legge nel report.
Oltre alle risorse, un altro nodo sono i tempi necessari a costruire i data center e a portare a regime le reti. Troppo lunghi per stare al passo con la corsa dell’AI e la sua fame di elettricità e potenza di calcolo. «Sarà difficile costruire data center abbastanza velocemente da soddisfare la domanda, date le limitazioni in quattro aree: fornitura di energia, servizi di costruzione, disponibilità di unità di elaborazione (gpu) e di apparecchiature come interruttori elettrici e sistemi di raffreddamento avanzati», proseguono gli esperti. «Aumentare la fornitura di energia potrebbe essere la sfida più ardua», visto che il settore è altamente regolamentato. (riproduzione riservata)