A Venezia con l’uomo che ha sezionato (e ricomposto) il gotha di Hollywood
Coi suoi mosaici di polaroid, esposti ora a Venezia, Maurizio Galimberti ha ritratto star e artisti, da Giacometti a Johnny Depp. Qui si racconta in sette istantanee
I volti, i paesaggi e la realtà scomposti e ricomposti come in un mosaico di Polaroid sono la cifra stilistica del fotografo Maurizio Galimberti, protagonista di una mostra personale presso Le Stanze della Fotografia di Venezia dal 10 aprile al 27 luglio. Un viaggio nel suo mondo estetico e poetico. Maurizio Galimberti tra Polaroid/ready made e le Lezioni americane di Italo Calvino è un progetto espositivo a cura di Denis Curti, direttore artistico del museo aperto nel 2023 come ideale continuazione dell’esperienza culturale dei Tre Oci e frutto dell’impegno congiunto di Marsilio Arte e Fondazione Giorgio Cini, in partnership con realtà istituzionali e private.

Alla Giudecca va in scena un compendio del lavoro di Galimberti suddiviso in sei sezioni. Non mancano i suoi ritratti celebri, come quelli di Johnny Depp e Barbara Bouchet, Anjelica Huston, Salma Hayek e Alberto Giacometti. Non mancano i luoghi, quelli del cuore come il Lago di Como, dov’è nato, e Parigi, città del cuore, con «un omaggio al ricamo di Alighiero Boetti», come racconta il fotografo, che si ispira alle Lezioni americane di Italo Calvino per la sezione «Ready Made». «Non è sempre necessario produrre nuove immagini», spiega, «ma lo è dare nuova vitalità e contemporaneità a quelle esistenti. Perciò lavoro anche su foto che ci sono già e che appartengono alla storia, come il bambino di Bodrum, portando però lo spettatore in modo più forte al loro interno». L’arte di Galimberti è, quindi, soprattutto un atto di profondità. Dai volti delle persone cerca di cogliere i silenzi interiori e la spiritualità, dai fatti di cronaca una rilettura, se possibile, ancora più intensa.

1. Il Lago di Como e Villa d’Este.
Con i loro silenzi, questi luoghi fanno parte della mia storia, sono simili alla mia pelle, sempre un po’ increspata. La loro magia risiede anche nelle persone che li abitano, perciò contesto le scelte di un turismo «griffato», in cui i posti vengono snaturati, spariscono i piccoli negozi, la gente è costretta a spostarsi e la villeggiatura diventa per pochi. Villa d’Este è l’esempio virtuoso di come una famiglia rispettosa e affezionata al lago sia riuscita a mantenere la potenza di un edificio maestoso e trasformarlo in un albergo di lusso senza fargli perdere l’identità.
2. Il collo delle donne.
Amo i capelli corti perché svelano il punto che mi affascina di più e che mi ha da sempre catturato anche nell’arte. Riconosco la forza espressiva dei colli dipinti da Amedeo Modigliani e credo che il ritratto di Marella Agnelli fatto da Richard Avedon sia uno dei più belli della storia della fotografia. Sono orgoglioso anche del mio Johnny Depp, in cui sono riuscito a immortalare una curva particolare del suo collo e, al contempo, il suo silenzio interiore, la sua spiritualità. È la mia Gioconda.
3. La poesia.
Gli ossi di seppia di Eugenio Montale rappresentano per me un apice poetico, così come, estendendo lo sguardo al di là della poesia, Lezioni americane di Italo Calvino, che ha dato un nuovo senso alla rilettura dell’esistente. Un ready made che rivive grazie a occhi e sensibilità nuovi, un fenomeno che nell’arte è stato valorizzato da Man Ray e Marcel Duchamp.
4. Il segno nell’arte.
Sono affascinato da Henri Matisse, Constantin Brâncusi e Man Ray per il loro modo di fare arte e per l’influenza che hanno avuto sulla mia. La poetica, il segno, la visione. Altri due maestri sono Umberto Boccioni con La città che sale e Pablo Picasso con il suo periodo cubista. I miei mosaici contengono le tracce di questi autori, con l’aggiunta di qualcosa che è solo mio.
5. Gli orologi.
Sono innamorato di quelli colorati, pop, mi piace cambiarli spesso. Cambiando loro, cambio anche io.
6. Le auto veloci.
Da piccolo sognavo di fare il pilota. Mi piacciono le macchine sportive e performanti, su tutte le Porsche. Non mi interessano come status symbol, ma per le loro forme, le curve, l’accelerazione. Per gli stessi motivi le moto, che regalano anche un profondo senso di libertà e fanno sentire giovani a qualunque età.
7. La vita nella quotidianità.
Mi piace stare dentro il mondo. Il quotidiano nella sua semplicità fa vivere, respirare, stare bene giorno per giorno. (Riproduzione riservata)
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