La gentilezza come chiave del successo, 20 leader raccontano
Empatia. Rispetto. Solidarietà. Ma anche business e strategia. La gentilezza raccontata dai protagonisti della cultura, finanza, industria e moda
Che cosa significa gentilezza per chi è un leader nel suo settore? Si può essere un bravo amministratore delegato, il proprietario di un grande gruppo nautico, la prorettrice di una delle più importanti università, è ancora saper esprimere nei gesti, nelle azioni e nelle parole, il concetto di «be gentle»?
Secondo i 20 top personaggi intervistati da Gentleman, pare proprio di sì: gentle is the new powerful. Niente più arroganza, impudenza, yuppismo e atteggiamenti da Wolf di Wallstreet. Oggi la nuova leadership è inclusiva, empatica, consapevole, etica. Ma non scambiatela per debolezza…
Brunello Cucinelli, imprenditore.

«Essere gentili significa tornare a vivere secondo misura. C’è un gran bisogno di recuperare l’educazione, uno spirito gentile verso il Creato, come San Francesco quando parlava con gli animali. I nostri figli hanno bisogno di sentirsi dire: non abbiate paura, siate gentle. Nel mio piccolo, con il mio lavoro, cerco di esprimere un’idea di lusso gentile nelle mie collezioni».
Cristina Scocchia, amministratrice delegata di Illycaffè.

«La gentilezza è un valore chiave della leadership del futuro. È responsabile, partecipativa, non di potere; è capace di farsi carico delle debolezze altrui, di guidare gli altri camminando dietro di loro, come diceva Lao Tzu. Riguarda la carriera così come tutti gli altri ambiti della vita. La leadership è conoscenza, empatia, etica e coraggio. È prendersi cura delle persone che incontriamo nel nostro percorso tutti i giorni».
Alessandro Gassmann, attore e regista.

«Il termine gentle mi piace e lo sento coerente con me, nel senso che in questi anni, crescendo, ho sempre cercato, con tutti i miei limiti e tutti gli errori, di essere gentile e di dire quello che penso, di esprimermi su fatti, problemi e disastri che vedo».
Antonio De Matteis, ceo del gruppo Kiton, presidente Pitti Immagine.

«La gentilezza e l’eleganza sono due valori in perenne evoluzione. Hanno a che fare con la ricerca, che sia interiore o esteriore, con l’aspirare a diventare essere umani migliori. E con il saper unire le persone, creando dialoghi, come si cerca di fare in manifestazioni come Pitti Immagine».
Giovanna Vitelli, presidente del gruppo Azimut Benetti.

«La Serie Seadeck, la più efficiente mai prodotta da Azimut, può offrire una riduzione delle emissioni di CO2 fino al 40% in un anno di uso medio rispetto a yacht comparabili. Non esiste altra gamma con queste caratteristiche: ci piace pensare di inaugurare così un’era più gentile, consapevole nei confronti del nostro mare».
Sara Doris, vicepresidente di Banca Mediolanum.

«Ognuno di noi può fare la differenza in un mondo che va sempre più in fretta e spesso nella direzione contraria all’altruismo e alla gentilezza. Occorre impegnarsi per non dimenticare il principio che muove ogni cosa: l’amore, una forza che si moltiplica all’infinito grazie a ogni gesto gentile, empatico, compassionevole. Grazie a ogni mano che tendiamo verso chi è rimasto indietro o verso chi, invece, è andato avanti».
Massimo Perotti, ceo e proprietario del gruppo nautico SanLorenzo Yachts.

«Costruire yacht con gentilezza verso la natura è una priorità per noi. Investiamo da anni in significative risorse per sviluppare tecnologie eco-sostenibili e ridurre drasticamente l’impatto ambientale delle nostre navi. I miei figli mi chiedono perché stiamo costruendo queste grandi navi. Le nuove generazioni vedono le cose con una maggiore consapevolezza ambientale. Questo ci impone di innovare e di adottare pratiche più rispettose del nostro pianeta. È un nostro dovere quello di lasciare un’eredità positiva e sostenibile per il futuro».
Cristiano De Lorenzo, managing director Christie’s Italia.

«La vera gentilezza è quella d’animo. Riguarda innanzitutto valori etici come l’attenzione e il rispetto per l’altro ma anche l’onestà, la modestia, l’equilibrio interiore. Nella società contemporanea la gentilezza è spesso associata erroneamente alla debolezza. Al contrario, esser gentili comporta un particolare impegno. Tatto e delicatezza aprono molte porte, molte di più se ne chiudono, invece, dimostrando aggressività e impudenza. Sapersi controllare e comportare in ogni circostanza pare a me il miglior approccio alla vita. Dovremmo tutti essere più gentili, non lo si è mai troppo. Sapersi controllare e comportare in ogni circostanza pare a me il miglior approccio alla vita. Dovremmo tutti essere più gentili, non lo si è mai troppo».
Chiara Soldano, ceo Axa Italia.

«Credo molto nella figura del coach: supportare le persone con cui si lavora è una componente fondamentale per un leader; poterle guidare, indirizzare e far comprendere loro che c’è qualcuno pronto ad aiutare e ascoltare è essenziale. Questo è strettamente correlato a quella che definisco leadership inclusiva. Quella basata sul dialogo, sul farsi conoscere, sulla capacità di mettersi in ascolto e, soprattutto, su una forte cultura della fiducia, della delega e della condivisione reciproca. Altro aspetto che cerco di stimolare è la voglia di mettersi in gioco, di credere nelle proprie capacità, senza puntare alla perfezione».
Lamberto Frescobaldi, presidente gruppo Marchesi.

«Gentilezza vuole dire portare avanti le idee in modo educato, gentile, cordiale ma con determinazione, saper coinvolgere il team con cui si lavora e motivarlo a condividere i propri obiettivi. Vuole dire sapere ascoltare e dare fiducia ai collaboratori, creare un ambiente di lavoro sicuro, tranquillo per sé e per le proprie famiglie. Abbiamo la fortuna di essere presenti con i nostri vini in oltre 90 Paesi nel mondo e questo significa confrontarsi ogni giorno con culture e dinamiche differenti. La gentilezza è anche all’ascolto attento, mirato e individuale per essere capaci di misurare la corretta attenzione da dedicare a ognuno dei nostri collaboratori».
Ninell Sobiecka, presidente e amministratore delegato di L’Oréal Italia.

«Credo da sempre che la gentilezza sia una pratica che si possa imparare, e che esercitarla tutti i giorni ci porti a essere persone più felici e più forti. È uno degli insegnamenti che ci ha lasciato Nelson Mandela che ha praticato “la strategia della gentilezza”, anche nei momenti peggiori della sua vita, anche quando era in prigione. In L’Oréal gentilezza significa essere accoglienti e pronti sempre all’ascolto, far vivere le persone in un luogo di lavoro in cui ci si senta liberi di esprimere i propri pensieri e la propria unicità. Sono convinta inoltre che essere gentili significhi anche prendersi cura delle comunità e dell’ambiente che tutti condividiamo».
Lorenza Luti, direttore marketing e retail, Kartell.

«Gentilezza come modo di essere e di fare. Come un valore essenziale per costruire relazioni personali e professionali. Gentilezza per rispondere ad arroganza, per contrastare prevaricazione, per generare azioni buone finalizzate al bene pubblico e privato. Gentilezza nelle forme, nello stile, nel tono di voce e nelle scelte di vita. Gentilezza per dare espressione alla voglia di pace, di serenità, di solidarietà. E in azienda, per creare prodotti che siano espressione di un modo gentile di fare impresa».
Claudio Marenzi, presidente Herno e Montura.

«Essere gentili non è mai stato così rilevante e indispensabile, nella vita privata e nel lavoro. Potrebbe essere il nuovo benessere, perché la gentilezza è un atteggiamento che riguarda l’ascolto, la comprensione, il rispetto e la fiducia verso gli altri. Presuppone una certa sensibilità d’animo. A pensarci bene, in un’azienda la gentilezza è anche un business... Permette di creare team di successo che lavorano per perseguire obiettivi nel rispetto del benessere collettivo e del valore individuale. Essere gentili è una virtù che può sembrare anacronistica, diventa indispensabile per affrontare questi tempi vorticosi».
Valeria Sandei, ad di Almawave.

«Abbinare il concetto di gentilezza alla tecnologia sembra apparentemente difficile: la prima così legata alle emozioni, la seconda fredda e meccanica. Eppure, la gentilezza, in quanto capacità di far star bene gli altri, è una base d’ispirazione importante anche nell’interazione con il mondo digitale e con l’intelligenza artificiale. La tecnologia è fatta dall’uomo per l’uomo e il suo benessere, per questo deve essere etica, responsabile e improntata su valori universali. Fra di essi, la gentilezza credo significhi in primis rispetto, integrità e capacità di promuovere un ambiente digitale inclusivo e positivo per tutti».
Matteo Marzotto, fondatore e presidente di Minerva Hub.

«La gentilezza è un ingrediente che costa poco e che rende moltissimo. Ammorbidisce la vita, sia che si riceva, sia che la si doni. Aiuta ad affrontare quasi qualunque situazione che, ovviamente, va modulata, altrimenti ci si trova fuori contesto, per quanto difficile e complicata possa essere. Nella vita, a volte, ci si trova in momenti in cui le cose devono essere dette, ed è giusto che lo si faccia, anche quando possono non fare piacere. Ma dosando bene gentilezza e fermezza si ottiene quasi certamente un risultato migliore. Perché la gentilezza è gratuita, rende la vita più facile e quasi sempre risolve. Ci si può anche arrabbiare, ma sempre con garbo. Il concetto dell’uomo d’affari di una volta tutto d’un pezzo non ha più senso: alla fine, avere coraggio, ma anche avere paura, e avere dei dubbi, dimostra di essere persone intelligenti».
Marilisa D’Amico, prorettrice alla legalità, parità e trasparenza dell’Università degli Studi di Milano.

«Nella parola gentilezza io leggo consapevolezza. La consapevolezza del sapere chi siamo e come vogliamo contribuire alla società. È nella conoscenza profonda di noi e degli altri che aiutiamo le persone a riconoscere sé stesse e a leggere nella diversità ricchezza. Questo è ciò che facciamo con Human Hall, hub per l’innovazione, l’inclusione e la tutela dei diritti umani dell’Università degli Studi di Milano e parte dell’ecosistema Musa. Il nostro è un osservatorio che fa da ponte tra il mondo accademico e la società per creare un impatto reale nella vita di ogni giorno, per combattere le discriminazioni e rendere l’innovazione umana».
Lorenzo Boglione, vicepresidente di BasicNet SpA e ad di K-Way e di Sebago.

«Gentle è un modo di essere, può contenere tanti significati, ma per me significa essere giusti, educati, essere delle persone perbene. Questo comprende anche una certa attitude che si deve avere nella vita privata ma anche sul lavoro. Noi in BasicNet cerchiamo di esprimerla portando un approccio familiare alla nostra azienda, un modo di essere diversamente gentili da quello delle multinazionali americane».
Stefano Canali, presidente e ceo del gruppo Canali.

«Buone maniere e gentilezza sono parole che occupano un posto speciale nella storia di Canali. Da sempre rispecchiano un tratto essenziale della nostra famiglia, un modo sussurrato di mostrare interesse e passione per ciò che facciamo e per la storia che raccontiamo. La gentilezza per Canali passa dal modo in cui i capi sono realizzati all’uso che essi suggeriscono, fino allo stile di vita che essi trasmettono: un modo genuinamente italiano, basato sull’apprezzamento di tutte le cose belle e buone. Da 90 anni manteniamo un tono gentile e un approccio autentico che nasce dalla volontà di avere una presenza duratura nel mondo, scrivendo la nostra storia con delicatezza. Tutto ciò trova massima espressione nel concetto di inner beauty, che accompagna le nostre collezioni. Un principio guida, saldamente fondato sull’empatia, gentilezza, considerazione e, soprattutto, rispetto. Questa nozione profonda si estende oltre le azioni individuali, riflettendo l’etica del nostro marchio, che è profondamente influenzato dai valori duraturi che hanno ispirato e che guidano ancora oggi la famiglia e la marca Canali. Ci proiettiamo nel futuro con la forza che viene dalla ricchezza del passato e la consapevolezza di ciò che può essere fatto».
Vittoria Ferragamo, responsabile sostenibilità e progetti speciali de Il Borro.

«La gentilezza è un valore che la nostra famiglia tramanda di generazione in generazione, un insegnamento che rappresenta il fulcro del nostro vivere quotidiano e della nostra visione aziendale. Per noi, gentilezza significa rispetto: rispetto per l’ambiente, per le persone e per il territorio. Questo principio guida ogni nostra strategia e azione, permettendoci di guardare al futuro con responsabilità e determinazione. A Il Borro siamo orgogliosi di essere un modello virtuoso dove tradizione e innovazione si fondono armoniosamente. La nostra azienda agricola e vitivinicola biologica, insieme all’ospitalità e alla ristorazione farm-to-table, testimoniano il nostro impegno verso un futuro sostenibile e rispettoso, in cui la gentilezza è sempre al centro di tutto ciò che facciamo».
Raffaello Napoleone, amministratore delegato Pitti Immagine.

«Anche la gentilezza, come l’eleganza, è un tratto distintivo. Usando un inglesismo, direi che è anche uno state of mind. Una persona dotata di gentilezza può far valere le proprie opinioni con vigore, con ironia, con eleganza. La gentilezza, in effetti, può essere molto più potente di un tono di voce alzato, di un modo di fare rude. To be gentle is to be powerful». (Riproduzione riservata)
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