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2.300.000 mila persone con demenza in Italia entro il 2050
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2.300.000 mila persone con demenza in Italia entro il 2050

di Eugenia Sermonti
11 novembre 2022, 09:52 Ultimo aggiornamento: 09:58

Gli esperti lanciano una call to action per affrontare quella che si prospetta come una delle sfide di salute globale più complesse per la sostenibilità dei sistemi sociosanitari

In un Paese che vede sempre più crescere l’età media nazionale, aumentano anche le patologie correlate all’invecchiamento. Tra queste, le demenze la fanno da padrone con numeri da vera e propria emergenza sanitaria.  Se ne è parlato a Roma in occasione di ‘Mind the gaps: poniamo l’attenzione sui divari regionali nella presa in carico delle persone con demenza’, incontro organizzato per fare il punto sullo stato dell’arte in merito all’utilizzo dei fondi stanziati nella legge di Bilancio 2021 per l’Alzheimer e le demenze. Fondo che è stato ripartito tra le Regioni per l’attuazione di piani demenza regionali che dovranno dare risposte concrete ai pazienti e alle loro famiglie troppo spesso chiamate a farsene carico direttamente in mancanza di servizi socio sanitari strutturali. E spesso l’impatto della malattia è devastante per le famiglie e per i caregiver che si trovano ad affrontare una sfida enorme sia in termini economici che sociali. Si stima che nel 2050 i casi di demenza interesseranno, a livello mondiale, circa 153 milioni di persone passando così dagli attuali 57 a un numero quasi triplicato di diagnosi. Una cifra che interessa maggiormente le donne a causa sia della maggiore longevità rispetto agli uomini, sia di fattori biologici alla base della malattia.

E in Italia quale è la situazione presente e futura? “Nel nostro Paese – commenta Lorenzo Mantovani, direttore del Centro Dipartimentale di Studio sulla Sanità Pubblica dell’Università Bicocca di Milano – in generale incidenza e prevalenza di demenze sono crescenti all’avanzare dell’età e l’Italia è già oggi una delle nazioni con la struttura della popolazione più anziana, tanto che la Global Burden of Disease Collaboration identifica il nostro, quale uno dei Paesi con il maggior impatto delle demenze. Le previsioni demografiche indicano che la nostra popolazione è destinata ad invecchiare ulteriormente - e questo è un successo del nostro sistema sanitario. Un successo che renderà l’entità epidemiologica ancora maggiore. Se anche il carico di malattia crescerà, questo dipenderà dalla disponibilità di strumenti di prevenzione, diagnosi, trattamento e riabilitazione sempre più efficaci”. Una vera e propria emergenza sanitaria che rischia di mettere a dura prova il nostro Servizio Sanitario Nazionale che potrebbe trovarsi a fronteggiare nuove sfide pandemiche oltre ai nuovi bisogni di salute. Infatti anche se molti passi in avanti sono stati fatti nella cura delle demenze e in particolare dell’Alzheimer, che ne rappresenta la forma più comune la strada è ancora lunga e la prevenzione resta al momento l’unica arma disponibile, insieme alla diagnosi precoce, in grado di rallentare il decorso della malattia come spiega Alessandro Padovani presidente della SIN, Società Italiana di Neurologia.

Abbiamo visto quindi quanto sia importante lavorare e investire in prevenzione e in diagnosi precoce prima che i fattori di rischio si traducano in uno stato di demenza conclamato. Prevenzione e diagnosi precoce che possono trovare realizzazione nei piani di intervento regionali che devono però garantire omogeneità su tutto il territorio nazionale grazie a strumenti di rilevazione e misurazione degli interventi. Purtroppo infatti assistiamo a disparità tra Regioni in merito ai servizi offerti la cui sostenibilità dovrà essere garantita dal rifinanziamento, nel 2024 , del Fondo  2021 come ci spiega Nicola Vanacore, responsabile Osservatorio Nazionale delle Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità: "Quello del 2021 è nei fatti il primo finanziamento pubblico sulla demenza nella storia del nostro Paese e ci auguriamo che il fondo venga rifinanziato dal 2024 con un investimento più consistente considerando l'impatto economico e sociale della demenza sulla nostra società. I progetti delle Regioni – prosegue Vanacore – sono in corso dal mese di luglio e sono focalizzati su una o più delle cinque linee progettuali previste dal Decreto del Fondo Demenze (diagnosi precoce, diagnosi tempestiva, telemedicina, tele-riabilitazione e trattamenti non farmacologici). Il Decreto sul Fondo per le Demenze stanzia 15 milioni di euro in tre anni (2021-2023) per l’esecuzione di una serie di attività progettuali orientate al perseguimento degli obiettivi del Piano Nazionale delle Demenze. Si tratta di un finanziamento specifico sulla demenza dopo quasi 8 anni dalla pubblicazione del PND che non prevedeva alcun sostegno economico”.

I fondi quindi sono importanti per poter garantire continuità assistenziale, flussi informativi centralizzati sui dati epidemiologici, sugli accessi ai servizi, interventi di telemedicina e, naturalmente, per potenziare gli strumenti di diagnosi precoce che oggi sono rimborsati solo in casi eccezionali attraverso i fondi di ricerca. I fondi quindi sono importanti per poter garantire continuità assistenziale, flussi informativi centralizzati sui dati epidemiologici, sugli accessi ai servizi, interventi di telemedicina e naturalmente per potenziare gli strumenti di diagnosi precoce che oggi sono rimborsati solo in casi eccezionali attraverso i fondi di ricerca. Ne è convinta Manuela Berardinelli, presidente di Alzheimer Uniti Italia Onlus che dichiara, “La diagnosi precoce è essenziale e deve essere accessibile a tutti, sarebbe utile poi prevedere uno screening agli over 65. Vero è infatti, che intercettare la malattia come dovrebbe essere nelle sue prime manifestazioni, è importante se contemporaneamente si inizia un percorso con la persona malata e la famiglia, una presa in cura da parte di tutti gli attori del sistema, altrimenti c’è la consapevolezza senza sapere cosa e come fare, e questo è lo stato attuale di tante famiglie”.



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