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12 cilindri possono bastare. Viaggio nella Motor Valley

Nel cuore pulsante della velocità, dove nascono i leggendari capolavori su quattro ruote. Come l’ultima nata di Lamborghini Revuelto, l’iconica 12Cilindri di Ferrari e le mitiche hypercar di Pagani

di Nicola D. Bonetti e Samantha Primati
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Un cielo stellato che muove l’immaginazione. Maranello, San Cesareo sul Panaro, Sant’Agata Bolognese, Modena, Borgo Panigale: la Motor Valley brilla come una costellazione di piccoli paesi distesi sul territorio che si snoda lungo la via Emilia. Qui genialità ricerca, tecnologia, produzione artigianale e industriale, competenze sulle automobili e uomini di carattere hanno creato capolavori su quattro ruote che incarnano l'eccellenza italiana. E ancora creano. Qui si nasce con la colonna sonora del rombo dei cilindri del V12 e sin da bambini si sogna a occhi aperti.

Lamborghini

Il viaggio di Gentleman nel cuore della Motor Valley inizia proprio da Sant’Agata Bolognese, dov’è nata la Lamborghini, camminando sulla linea di produzione di Ursus. Un privilegio. Un luogo magico dove il silenzio è sacro, la concentrazione dei meccanici si può sfiorare con i polpastrelli e un cronometro scandisce il tempo delle fasi di assemblaggio dell’auto. Alla guida, Stephan Winkelmann, ceo e presidente dal 2020, che ha portato l’azienda a essere leader mondiale del settore lanciando molti modelli innovativi e iconici. Sotto la sua direzione sono state presentate la Huracán V10 e la Aventador V12, il Suv Urus e l’ultima supercar nata, Revuelto.

Con 10.112 vetture vendute, nel 2023, Lamborghini ha battuto tutti i record e più che raddoppiato il fatturato, in appena sei anni, arrivando a 2,66 miliardi di euro. Il segreto? «Una squadra che lavora da anni al successo e alla solidità dell’azienda. E poi, i prodotti e i modelli, che sono vincenti. I risultati del 2023 sono un’evoluzione naturale di quello che abbiamo fatto negli ultimi tempi», racconta Winkelmann. «Non abbiamo spinto e abbiamo buone possibilità per gli anni a venire, considerando che il brand è in una fase di cambiamento dell’intera gamma verso la riduzione delle emissioni di Co2. Una svolta epocale per una casa automobilistica come la nostra».

Stephan Winkelmann, ceo e presidente  di Lamborghini, sulla linea di produzione di Urus (© Cristian Castelnuovo 2024)
Stephan Winkelmann, ceo e presidente  di Lamborghini, sulla linea di produzione di Urus (© Cristian Castelnuovo 2024)

Evoluzione è la parola chiave di Lamborghini, intesa come la capacità del brand di cambiare con i tempi, mantenendo saldo il legame con la sua autentica identità, «L’età media dei clienti è di 40 anni, nel mercato asiatico si scende ai 34», conclude Winkelmann: un altro asset vincente a confermare l’eccezionale successo di Lambo, come la chiamano affettuosamente gli italiani.

L’ultima nata, Revuelto, è già un oggetto del desiderio: un’auto ibrida che ha venduto tre anni di produzione quasi a scatola chiusa verrebbe da dire. «Lamborghini ha un portafoglio ordini che supera i 24 mesi e un valore residuo che è più alto del prezzo del nuovo: questo significa che l’usato non solo non perde ma si rivaluta, rendendoci un marchio molto appetibile. Revuelto è una tigre con 1.015 CV totali del gruppo propulsore, che unisce la potenza di un nuovo motore a combustione interna, da 12 cilindri, tre motori elettrici ad alta densità. Il mitico V12 è quello che ha fatto diventare il Toro un marchio riconosciuto a livello planetario, montato sin dalla fondazione dell’azienda sui modelli iconici come GT, Miura e Countach, «sinonimo di potenza, di velocità e di un suono riconoscibile e unico. Meraviglioso».

Flavio Manzoni, dal 2010 a capo dell’ufficio stile della Ferrari, al lavoro sul progetto della nuova 12Cilindri
Flavio Manzoni, dal 2010 a capo dell’ufficio stile della Ferrari, al lavoro sul progetto della nuova 12Cilindri

Ferrari

Quel rombo è la musica di sottofondo che risuona in tutta la Motor Valley, talmente iconico da diventare un brand di per sé. Non a caso l’ultima nata a Maranello è stata chiamata con encomiabile semplicità 12Cilindri, una creazione che si potrebbe definire con il titolo di una mostra d’arte: Il futuro del futurismo, citando il movimento artistico che più ha amato motori e velocità. Al primo sguardo, superata l’emozione di una Ferrari con motore anteriore e forme molto diverse dalle precedenti, l’impressione è quella di una concept car degli anni 60. Ma non è del tutto così: i richiami alla tradizione sono superati dalla preponderante visione futuribile, che va ben oltre il futurismo. «Disegnando un nuovo modello partiamo sempre da un sogno», svela Flavio Manzoni, dal 2010 capo dello stile del Cavallino. «La 12Cilindri incarna la missione delle Ferrari V12 a motore anteriore e due posti in un connubio di eleganza, versatilità e prestazioni, tramandando un'eredità unica e innalzandola verso nuovi standard di performance, comfort e design. Forte la tentazione di realizzare linee classiche», ammette Manzoni e lo si immagina quando si può attingere all’archivio storico come quello del Cavallino. «Ma questa vettura inaugura una nuova stagione stilistica per Ferrari, cambia radicalmente i suoi codici. L’approccio alla forma funzionale genera un effetto nient’affatto nostalgico».

La 12 Cilindri la nuova supercar del Cavallino con motore anteriore e la svolta stilistica del cofango, nata dall’unione di cofano e parafanghi.
La 12 Cilindri la nuova supercar del Cavallino con motore anteriore e la svolta stilistica del cofango, nata dall’unione di cofano e parafanghi.

Un’ulteriore conferma di come il Centro stile di Maranello riesca sempre a fondere necessità tecnico-funzionali con la bellezza: la percezione complessiva è infatti di un insieme unitario, oggetto tecnologico in forme seducenti da qualsiasi lato si osservi. «La linea che corre lungo tutto il volume della 12Cilindri è stata concepita come una fusoliera, ispirata a principi aeronautici, quasi fantascientifici», racconta Manzoni. «Non più fari che somigliano a occhi e griglie che sembrano bocche: l’auto ha una presenza così forte da essere considerata nella sua essenza. Ha consentito una pulizia unica delle linee, ma è stata una battaglia con gli ingegneri perché il cofango (ossia il cofano che comprende i parafanghi, ndr) è più pesante e difficile da realizzare».

Horacio Pagani ha fondato nel 1992 la casa di San Cesario sul Panaro
Horacio Pagani ha fondato nel 1992 la casa di San Cesario sul Panaro

Pagani

Ma quando si entra nel campo onirico non ci sono limiti né confini, come sa bene Horacio Pagani che negli anni ha dato forma e sostanza ai sogni. Uno sguardo al futuro e un omaggio al passato, ci sono voluti sei anni di disegni, di modelli in scala 1:5 e in grandezza naturale, per disegnare la sua Utopia. La natura non fa salti, diceva la filosofia scolastica: nemmeno le Pagani Automobili. Almeno in apparenza, perché sotto la costanza stilistica fortemente ricercata, ci sono i salti evolutivi (aggettivo non casuale) dell’aerodinamica estrema, della perfezione meccanica e dinamica.

L'hypercar Utopia con motore V12 biturbo da 864 cavalli. Dal cambio manuale ai dettagli di colori e materiali, è chiara l’ispirazione agli anni 50 e 60.
L'hypercar Utopia con motore V12 biturbo da 864 cavalli. Dal cambio manuale ai dettagli di colori e materiali, è chiara l’ispirazione agli anni 50 e 60.

«Principessa dell’evoluzione senza tempo», come la definisce il suo creatore, «Utopia è un’auto creata dai sogni dei clienti, ascoltati e cercando di realizzarli. Pensare al motore V12 biturbo da 864 cavalli, con cambio manuale, oggi mette i brividi». Essenzialità perfezionata nelle forme e nei dettagli, traendo ispirazione da concetti evocativi del passato, come colori e materiali nello stile degli anni 50 e 60, volumi e tratti all’insegna della continuità delle forme che rendono unica una Pagani, con perenne ricerca di armonia ed emozioni, fino all’autenticità sensoriale. Perché oltre la bellezza ci deve essere il piacere di guida. 

(Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 07/06/2024 06:14
Ultimo aggiornamento: 03/07/2024 13:53
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