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10 brindisi per arrivare alle Olimpiadi di Milano-Cortina con il giusto spirito

Aperitivo alla milanese e bombardino, amari e grappe di montagna ecco come brindare ai primi Giochi in formula diffusa. Tappa per tappa

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Per la prima volta i Giochi invernali si svolgono in una formula diffusa dalla Pianura Padana alle Alpi, fino alle Dolomiti. Un format che racconta bene anche lo spirito vincente dell’Italian lifestyle. Ogni territorio porta infatti con sé un patrimonio di tradizioni distillate, infuse e miscelate neanche a farlo a posta degli stessi colori di cinque cerchi olimpici.

Gallery

spirito olimpico

  • Camparino in Galleria

  • Cortina Mountain Gin.

  • Braulio Amaro Alpino nato a Bormio nel 1875.

  • I liquori ufficiali di Livigno Al Vach e Fedarìa di Invitti

  • Grappa Segnana, parte del Gruppo Lunelli.

  • La collezione Le Erbe di Marzadro.

  • Latsche - Pino Mugo di Farmat.

  • Livigno Gin di 1816.

  • Bombardino al Mottolino di Livigno.

  • Grappa L'Ones al cirmolo.

  • Fernet-Branca prodotto ancora a Milano con la ricetta del 1845.

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10 brindisi per arrivare alle Olimpiadi di Milano-Cortina con il giusto spirito

Campari vista Duomo 

A partire dal rito milanese per eccellenza dell’aperitivo, rosso come la coppa del Campari shakerato, da bere possibilmente in piedi al bancone storico del locale in Galleria con vista Duomo. Dove aveva aperto il primo Caffè, Gaspare l’inventore del bitter, trasformato poi in un marchio globale dal figlio Davide, che avviò la produzione industriale a Sesto San Giovanni dove ha tuttora sede il gruppo e la galleria-museo dedicato alla collezione e alle collaborazioni d’arte inaugurate sempre dall’erede con la geniale bottiglietta conica disegnata da Fortunato Depero per il Campari soda, primo aperitivo monodose pre-miscelato della storia.

Il distretto Fernet 

Sempre a Milano nasce la tradizione tutta italiana dell’amaro, digestivo a fine pasto, in un bicchiere dall’orlo nero come il Fernet-Branca, tonico a base di spezie ed erbe officinali la cui ricetta è ancora quella inventata 180 anni fa dal farmacista autodidatta Bernardino Branca e la produzione è tuttora dove l’ha trasferita il nipote in via Resegone, nello stabilimento di 20mila mq alle spalle del quartiere Isola, dove si può visitare la collezione d’arte che il conte Branca ha aperto al pubblico. Le disponibilità vanno esaurite quasi istantaneamente. Tra gli aficionados ci sono soprattutto i calciatori argentini sotto contratto, o anche solo in visita in città, per cui la Fratelli Branca Distillerie è una tappa obbligata, come svela Marco Ponzano, curatore della Collezione Branca e fautore della riapertura della Torre Branca al Parco Sempione di Milano. L’Argentina ha nei confronti del brand un legame ancora fortissimo come dimostra l’unica fabbrica all’estero del marchio e il Fernandito, cocktail nazionale a base di Fernet e cola.  

Causa Braulio 

Sempre a uno speziale lombardo, ma stavolta di provincia si deve la creazione della ricetta, diventata simbolo della Valtellina e per esteso dell’amaro di montagna. Nel 1875, Francesco Peloni, nella farmacia di famiglia a Bormio mise a punto la ricetta a cui diede il nome del Monte Braulio. Il marchio, acquisito nel 2014 dal Gruppo Campari, mantiene uno stretto legame col territorio, come dimostra Casa Braulio a Bormio, con le sue cantine e botti di Slavonia dove riposa l’infuso per rendere sempre più concreto il claim dell’amaro: «da 150 anni la montagna in ogni sorso».

Grappa Segnana lo scarto dell’eccellenza

Alla montagna è legata anche un’altra eccellenza alcolica italica che, come l’amaro, non ha paragoni in nessun’altra parte del mondo: la grappa, capace di trasformare uno scarto in un’eccellenza. Come aveva iniziato a fare Paolo Segnana, nel 1860, a Borgo Valsugana realizzando una delle prime distillerie mobili con gli alambicchi montati su un carro così da distillare entro 24 ore dalla pressatura dell’uva, come voleva la rigida legge austro-ungarica. Quando poi Segnana, dovette passare di mano nel 1982 furono i Lunelli, la famiglia produttrice degli spumanti Ferrari, tra i più importanti conferenti di vinacce del marchio a rilevarlo in un passaggio che sembrò del tutto naturale e ancora oggi è uno dei fiori all’occhiello del Gruppo.

Foraging ad alta gradazione

A pochi km da Baselga di Pinè, località che ospita le gare di Speed Skiing, si trova Marzadro, altro marchio noto per la grappa con l’etichetta 18 lune, produce anche la linea Le Erbe, dove il foraging di montagna, ossia la pratica del cercare e raccogliere erbe e radici spontanee di montagna è protagonista anche visivo di un cerchio verde brillante in anfore di vetro trasparente.

Birre e dry gin

In un bel bicchiere dall’orlo verde e blu si possono inserire invece le molte piccole distillerie che costellano tutto l’arco alpino italiano dalla Valtellina fino ad Anterselva. E che trovano il proprio filone d’oro nell’intersezione dei due insiemi: il verde delle erbe spontanee di montagna e le chiare fresche dolci acque di montagna. Così a Livigno è nato il birrificio 1816, dall’altitudine della località. Dove oltre alle bionde hanno iniziato a distillare anche liquori e dry gin. 

Livigno distillata 

Sempre Livigno vanta ben due etichette ufficiali: Fedarìa, liquore al finocchietto selvatico e camomilla, ginepro, timo ed erba iva, e la grappa Al Valch, entrambe prodotte da Invitti. Fondata nel 1948, l’Antica Distilleria Invitti, arrivata alla quarta generazione produce grappe e liquori a partire dalle vinacce di Nebbiolo, vitigno tanto radicato alla Valtellina che localmente è chiamato anche Chiavennasca.

Ispirarsi alla foresta 

Nella località altoatesina che ospita le gare di biathlon, invece, i profumi delle montagne che, sopra Brunico tracciano il confine con l’Austria, si ritrovano imbottigliati da Farmat, giovane distilleria indipendente che produce acquaviti pregiate a partire da elementi naturali dal sorbo al fieno, fino a cirmolo e pino mugo Latsche, com’è riportato in tedesco sull’etichetta.

A dieci minuti di macchina da Predazzo, in un ex fienile nel centro storico di Panchiá, c’è invece chi distilla la Val di Fiemme: il laboratorio artigianale d’infusi Grappa L'Ònes usano piccoli frutti ed erbe spontanee delle Dolomiti, come mirtillo e corniole selvatiche, cumino montano e lupino di Anterivo.

Cortina in small batch

C’è chi la località l’ha scritta a chiare lettere sull’etichetta, come il Cortina Mountain Gin, prodotto a partire dal 2021 in small batch e in edizioni limitate che all’inizio si potevano assaggiare solo al bar dell’Hotel “de la Poste”. Il distillato è infatti nato da un’idea del patron dell’albergo che ha fatto la storia della località, Gherardo Manaigo, che chiedeva «Perché il gin deve per forza ricordare il mare, prendendone pure il nome in qualche caso, e non la montagna?». La risposta è stata una ricetta curata personalmente e frutto di una ricerca sapiente tra le montagne delle perla della Dolomiti, paesaggio Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, alla ricerca delle botaniche migliori, quello che oggi ci si diverte a chiamare foraging.

Bombardino e slittino 

Ma è in un bicchiere dall’orlo giallo che si serve il più tipico cocktail di montagna: il bombardino. Nato a Livigno negli anni 70 il drink nato per tenere alto il morale e riscaldare gli sciatori è a base di latte, whisky (ma negli anni si sono poi usati anche brandy e rum) e zabaione sostituito poi per comodità dal liquore all’uovo già pronto, come il Vov, creato a Padova nel 1845. Da completare con panna finale.

Questa la ricetta inventata dal gestore di un rifugio al Mottolino trasferito qui da Genova faticando a reggere le rigide minime, che nella località sciistica in provincia di Sondrio scendevano di molto sottozero s’inventò la miscela esplosiva che metteva insieme il conforto della bevanda calda con l’elevato grado alcolico e un discreto apporto calorico: accolto dall’esclamazione «Accidenti! È una bombarda!», da cui appunto dice la vulgata arrivi il nome. Dato il successo, sono molte le versioni già pronte sul mercato. Così come tante sono le varianti cambiando la base alcolica: dal Pirata con rum allo Scozzese con whisky, fino alla versione No-Low, il Calimero nero come il caffè espresso a sostituire la base alcolica. (Riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 13/02/2026 00:00
Ultimo aggiornamento: 13/02/2026 12:04
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