Nella giornata di oggi, una serie di eventi ha sostenutogli scambi. Negli Usa, dopo una mattinata di acquisti, il rendimento sui T-bond decennali è tornato sui livelli di ieri in seguito alla lettura dei verbali di marzo della Fed, in cui l’Istituto spinge per una riduzione del bilancio e quindi della liquidità nel sistema finanziario nel 2017, tuttavia le modalità non sono ancora state definite. In generale, gli investitori restano cauti in attesa del vertice di oggi fra Donald Trump e Xi Jinping. Invece, in Europa continuano i forti contrasti interni alla Bce sulle visioni di politica monetaria, che risultano in un andamento volatile dei titoli governativi. Fra i decennali, gli Oat trattano in aumento, i Bonos, su cui pesa anche l’asta odierna, in calo, mentre i Bund e i Btp rimangono sui livelli di ieri, mantenendo lo spread fra i due titoli a 201 punti, dopo che in mattinata aveva raggiunto quota 197. Infatti, stamani il presidente della Bce Draghi, supportato anche dalle parole del capo economista Praet, ha confermato il suo atteggiamento ultra accomodante, affermando che, prima di modificare la guidance, è necessario che nel medio termine il tasso di inflazione converga verso il target e che riesca a rimanere al livello indicato anche in contesti meno concilianti. A Draghi e Praet, si sono opposti sia il presidente della federazione delle banche private tedesche Peters che il presidente della Bundesbank Weidmann. Entrambi hanno insistito sulla necessità di revisione delle politiche su tassi e Qe prima che si manifestino conseguenze irreparabili per il comparto bancario e finanziario, vista la solida ripresa economica dell’Eurozona. Le parole odierne confermano la spaccatura interna alla Bce, alimentando la volatilità già elevata del mercato. (riproduzione riservata)