Nella giornata odierna, il mercato obbligazionario europeo si è mosso in base alle minute del consiglio direttivo della Bce avvenuto il 19 gennaio, in merito alla politica monetaria da osservare nel futuro prossimo. L’ampia maggioranza dei componenti ha propeso per un mantenimento di un livello elevato delle misure di allentamento monetario: i progressi registrati dall’indice dei prezzi al consumo non sono sufficienti perché il trend possa essere considerato durevole, adducendo la responsabilità dei recenti rialzi a fattori transitori, fra cui l’aumento dei prezzi dell’energia. Quest’ultimo è il motivo per cui l’indice è salito, ma, secondo la Bce, non ha avuto un reale impatto sui prezzi di altri beni, cosicché il trend di fondo dell’inflazione è rimasto debole. Quindi, a causa di uno scenario generale bloccato, per quanto il quantitative easing stia regalando buoni risultati, non sussistono indicazioni su un suo allentamento (desiderato dalla Germania), bensì prevale la necessità di continuare a sostenere l’economia europea, anche per proteggerla dai rischi politici imminenti, sottolineando che, se l’outlook peggiorasse, non sarebbero esclusi aumenti del Qe in quantità e durata. Di conseguenza, si osserva un calo generalizzato dei rendimenti dei bond governativi europei, tranne quelli tedeschi, il cui yield rimane quasi invariato allo 0,376%. Fra i decennali, spicca il forte ribasso del tasso sui Btp, che tratta al 2,161% dal 2,247% di ieri, con lo spread Btp/bund a 178 punti, in calo di più di otto dalla chiusura precedente. In Usa, i T-bond a dieci anni si riprendono dopo il crollo di ieri, in attesa della riunione della Fed del 22 febbraio che dovrebbe dare un quadro più preciso sulle opinioni dei partecipanti riguardo all’incertezza sulla Trumpnomics. (riproduzione riservata)