I rendimenti obbligazionari dell'Eurozona sono in calo, in un contesto reso più prudente dai dati sull'indebolimento del settore dei servizi nell'Eurozona e dai nuovi dazi che saranno imposti dagli Usa sui prodotti Ue a seguito della sentenza del Wto sul caso Airbus. Il mercato globale ha subito nell'ultimo gli effetti delle tensioni politiche e commerciali, come l'escalation sui dazi, il deterioramento del manifatturiero, le recenti minacce di impeachment, l'impasse sulla Brexit e, recentemente, i dati deludenti dell'industria Usa. Nel frattempo, gli indici Pmi odierni dipingono il quadro più cupo dall'inizio dell'attuale periodo di espansione, a metà 2013. Il Pil della zona euro sembra destinato a crescere al massimo dello 0,1% nel terzo trimestre dell'anno, con segnali di un'ulteriore perdita di slancio per gli ultimi tre mesi dell'anno e un alto rischio di recessione. Nello specifico l'indice Pmi composito dell'Eurozona finale di settembre si è attestato a 50,1 punti, in discesa rispetto ai 51,9 di agosto ed è inferiore al consenso di 50,4 punti. Sul fronte primario, oggi sono state attive la Francia e la Spagna. L'agenzia del Tesoro francese ha collocato un totale di 9,498 miliardi di euro di Oat su tre linee con scadenza nel 2029, 2050 e 2055. La Spagna si è assicurata un nuovo minimo storico di rendimento in asta per i suoi titoli di Stato a 10 anni (0,11%) e a 30 anni (1,003%), grazie al contesto di tassi bassi in Eurozona, alla buona performance macroeconomica del Paese e al miglioramento del rating da parte di Standard & Poor's di un gradino, a “A” da “A-”.
A livello italiano, il Btp fa meglio degli altri titoli di Stato dell'Eurozona e, quindi, lo spread chiude in forte contrazione a 136,737 punti base.