Il rendimento del Bund decennale ha segnato un nuovo minimo storico al -0,21%, dopo che una nuova ondata di avversione al rischio si è abbattuta sui mercati obbligazionari per le parole del presidente americano Donald Trump, pronto a imporre dazi (inizialmente) del 5% su tutti i beni provenienti dal Messico. Tra tutti i Paesi dell’Ue, l’Italia è quello che preoccupa maggiormente a causa del suo deficit in crescita, con lo spread Btp/Bund che chiude in lieve allargamento a 288,406 punti base, rispetto ai 284,515 della chiusura di ieri. Esso ha superato stamani quota 296 pb, proprio nel giorno in cui il Governo giallo-verde risponde (prefiggendosi minori spese per il welfare) alla Commissione europea, che mercoledì aveva chiesto a Roma chiarimenti sulla mancata riduzione del debito. Dunque, il mercato sconta sia i timori per un nuovo scontro tra l’Italia e l’Ue sui conti pubblici, sia le dichiarazioni del leader della Lega Matteo Salvini, che si è detto pronto a staccare la spina al Governo nel caso in cui il Movimento 5 Stelle non dovesse appoggiare il suo piano fiscale. Nel frattempo, i Btp a 5 anni rendono di più di quelli della Grecia (1,72% contro 1,68%): gli investitori giudicano più rischiosi i nostri titoli di Stato a medio termine. Infine, non arrivano segnali incoraggianti nemmeno dal fronte macro, con l’Istat che ha rivisto al ribasso la stima della variazione congiunturale del Pil italiano per il primo trimestre. Nei primi tre mesi del 2019, il Pil è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, ma è diminuito dello 0,1% rispetto al primo trimestre del 2018; un calo anno su anno non si verificava dal 2013. I dati, nel loro complesso, indicano che il nostro Paese non è più in recessione tecnica; tuttavia, la crescita dell’economia resta stagnante.