L'asta di Btp di oggi ha registrato tassi in salita sui massimi da prima della formazione del governo Conte-bis, e una domanda debole, appena sopra i 7,5 miliardi di euro a fronte di 5,75 miliardi offerti e collocati. I rendimenti seguono il trend delle ultime settimane, con vendite sulla maggior parte dei bond dell'Eurozona e in particolare su quelli italiani, penalizzati da una propensione al rischio incostante e dalle tensioni politiche che continuano a restare prominenti.
La debolezza della domanda è evidente soprattutto alla luce del buon flusso di rimborsi atteso nelle prossime sedute e non ha una singola causa, sebbene sui Btp pesi il continuo clima di tensione nella maggioranza di governo.
L'asta ha avuto ripercussioni sul secondario, con lo spread in allargamento a 159,98 punti base, mentre il Bund tratta con un rendimento in calo di un punto al -0,36%.
Alcuni strategist ritengono che gli spread dei titoli di Stato di alcuni Paesi dell’Eurozona registreranno una contrazione, soprattutto considerando che sia l'Italia sia la Spagna pagheranno complessivamente 15 miliardi di euro di rimborsi alla fine della settimana.
Nel resto dell'Eurozona i rendimenti dei titoli di Stato sono in marginale calo, dopo che i dati macro sull'area euro hanno confermato un contesto debole ma senza peggioramenti significativi.
Gli indici di fiducia economica dell'Eurozona sono migliorati leggermente a novembre, ma difficilmente sono interpretabili come un segnale sufficiente a indicare che l'economia europea ha accelerato all'inizio del 4° trimestre.
Nel frattempo, i dati parziali sull'inflazione indicano che i prezzi in Germania sono rimasti grossomodo invariati e, di riflesso, senza uno shock negativo l'inflazione continuerà ad irrobustirsi nei prossimi mesi.