Il mercato obbligazionario è contraddistinto dai forti rialzi dei tassi sui bond governativi dopo un periodo di tranquillità. Infatti, si nota un’esplosione di circa 6,5 punti base rispetto a ieri sui rendimenti dei bond decennali emessi dagli Stati Ue più rilevanti: il tasso sui Btp tocca il 2,257%, sugli Oat l’1,028% e sui Bonos l’1,782%. Nel contempo i rendimenti sui Bund a dieci anni trattano in aumento di 5 bps, allo 0,37%. La conseguenza è il rialzo generalizzato degli spread, con il differenziale Btp/Bund che in mattinata ha sfondato quota 190. Il calo del valore dei bond, che coinvolge anche i Treasury americani (ai massimi da due mesi), è causato sia dalle certezze sul rialzo dei tassi Usa che da ansie improvvise riguardo al meeting della Bce di domani. Infatti, in seguito agli ottimi dati relativi all’inflazione ed alla crescita economica, si sta rafforzando il timore che la Bce voglia allentare in parte le misure accomodanti o almeno dichiarare l’impossibilità di un ribasso ulteriore del livello dei tassi di interesse, aumentando le probabilità relative ad un rialzo nel prossimo futuro. A prescindere dalle paure, l’ipotesi più vicina alla realtà prevede che, nonostante le pressioni tedesche, il presidente Mario Draghi si limiterà ad esprimere la propria soddisfazione sull’andamento economico e non azzarderà nessuna dichiarazione su un allentamento delle misure. Infatti, come più volte sottolineato, poiché il tasso inflattivo ha centrato il target prefissato dalla Bce grazie soprattutto ai prezzi sull’energia, l’inflazione core è rimasta ben lontana dall’obiettivo. Per questo motivo, finché il trend inflattivo non sarà sostenibile nel lungo termine, la diminuzione del livello di accomodamento non sarà presa in considerazione da Draghi. (riproduzione riservata)