La prima seduta della settimana ha visto tassi in rialzo sul mercato obbligazionario globale grazie ai segnali positivi provenienti dalle indagini sull'attività economica negli Stati Uniti e in Cina, che hanno compensato i dati deludenti sul manifatturiero europeo e sull'inflazione nell'Eurozona. Il tasso del Bund decennale ha terminato le contrattazioni in salita di tre punti base al -0,02%. I rendimenti hanno ricevuto impulsi diversi: in apertura i dati positivi dalla Cina hanno fatto alzare i tassi, poi discesi a seguito dell'inflazione europea, e saliti di nuovo con la pubblicazione dell'Ism manifatturiero americano. Nello specifico, il Pmi manifatturiero della Cina è salito a 50,5 punti dai 49,2 di febbraio, segnale del fatto che le politiche di supporto di Pechino stanno iniziando a ottenere i risultati sperati; l'indice Ism manifatturiero Usa invece si è attestato a marzo a 55,3 punti, in aumento rispetto ai 54,2 di febbraio e al di sopra del consenso degli economisti, fermo a 54,5 punti. A migliorare il sentiment del mercato è stata anche la decisione del governo cinese di estendere la sospensione dei dazi sulle auto e sulle componenti prodotte dagli Stati Uniti per facilitare le negoziazioni commerciali tra le due superpotenze. A limitare i rialzi dei tassi sono stati i dati macroeconomici pubblicati oggi relativi all’Eurozona: l’indice Pmi ha confermato lo stato di congestione dell'industria del Vecchio Continente, mentre l'inflazione ha deluso le attese, in particolare per quanto riguarda la lettura core, in salita a marzo dello 0,8% a/a, rispetto ad attese di +1,1% a/a. In conclusione, chiude in allargamento il differenziale Btp/Bund a 258,079 pb rispetto ai 254,790 pb della chiusura di venerdì scorso.