I dati deludenti dei Pmi dell’Eurozona di luglio stanno spingendo in ribasso i tassi obbligazionari dei Paesi dell’area euro, con il mercato che prezza come sempre più probabile l’azione di sostegno della Bce all’economia, forse già nella riunione di domani. Il rendimento del Bund ha segnato un nuovo minimo storico al -0,431% per poi risalire al -0,38%, mentre il tasso di finanziamento del Btp cala di 10 pb (+1,50%); lo spread tra i due chiude in contrazione a 187,6 pb. Tornando al fronte macro, l’indice Pmi composito dell’Eurozona preliminare di luglio si è attestato a 51,5 punti, in calo rispetto ai 52,2 di giugno e al di sotto delle aspettative del consenso a 52 punti. L’indice preliminare relativo al settore dei servizi si è invece fermato a 53,3 punti, in discesa rispetto ai 53,6 del mese precedente (in linea con le previsioni a 53,3 punti); quello manifatturiero si è contratto a 46,4 punti dai 47,6 di giugno (47,7 punti in consenso). Dunque, l’economia dell’Eurozona a luglio ha riportato una ricaduta, con il Pmi che conclude la fase di ripresa vista a maggio e a giugno: i dati segnalano una delle espansioni più deboli degli ultimi sei anni. A preoccupare sempre di più è il settore manifatturiero, spinto in una profonda contrazione dai problemi geopolitici, dalla Brexit, dalle crescenti frizioni commerciali e dal peggioramento delle prestazioni del settore automobilistico. Alla luce dei deboli Pmi, soprattutto di Francia e Germania, aumenta la probabilità che la Bce agisca già nella riunione di domani, quantomeno sul tasso di deposito. Tuttavia, secondo gli esperti, l’Istituto di Francoforte si limiterà a confermare un atteggiamento espansivo, modificando la forward guidance e rimandando a settembre un taglio dei tassi d’interesse.