Nella giornata odierna il Bund decennale ha aggiornato ancora il minimo storico di rendimento al -0,54%, in un contesto che vede gli investitori sempre più pessimisti dopo le ultime evoluzioni sul fronte del conflitto commerciale (e valutario) tra Usa e Cina. Il Tesoro degli Stati Uniti ha formalmente accusato Pechino di manipolare i cambi a proprio vantaggio; al contempo, la Banca centrale cinese ha annunciato il collocamento di titoli denominati in yuan a Hong Kong per limitare le vendite allo scoperto. Inoltre, la PBoC ha fissato il tasso di riferimento giornaliero dello yuan onshore a 6,9683, contro l’atteso 6,9871 e sotto la soglia chiave di 7 rotta ieri. L’impatto economico diretto dell’ultima tornata di dazi imposta da Trump sembra piuttosto limitato, mentre quello indiretto sul clima imprenditoriale (dove la fiducia delle imprese rimane fragile) e sui piani di espansione economica preoccupa di più. Il grande rischio di questa nuova escalation è che possa destabilizzare i già deboli investimenti e i piani legati al rilancio dell’occupazione nel settore manifatturiero, per poi ripercuotersi sul settore dei servizi e sulla spesa dei consumatori, che fino ad ora avevano dimostrato una certa resilienza. Secondo gli esperti, nel breve termine la Cina metterà in campo ulteriori misure di stimolo nel tentativo di proteggere la propria economia da sviluppi negativi sul fronte commerciale; anche le principali banche centrali avranno un ruolo chiave nell’allentare le tensioni economiche. Nel frattempo, il rendimento del Btp decennale è in calo all’1,51%, mentre lo spread con il Bund a 10 anni chiude in lieve contrazione a 205,5 pb nonostante le parole del vicepremier Matteo Salvini, che ha di nuovo minacciato il voto.