Lo spread Btp/Bund, dopo un leggero allargamento iniziale, prosegue trattando a 178,71 bps. Il numero uno della BCE, Mario Draghi, ritiene che la ripresa dell’Ue sia tutt’ora in atto ma non senza qualche difficoltà. Il target del 2% fissato in epoca antecedente è infatti ancora troppo lontano e il settore bancario, motore dell’economia, è caratterizzato da un profilo di redditività ancora molto basso. Il presidente della banca centrale europea ritiene inoltre che i governi nazionali non si stiano impegnando a fondo per attuare i processi di riforma tanto auspicati, e che dipendano ancora eccessivamente dalle manovre espansive della Bce. Secondo il parere del numero uno di Bundesbank, Jens Weidmann, invece, il contesto di debolezza dell’inflazione è solo temporaneo, dal momento che alcuni dei beni chiave, quali il petrolio, sono posizionati in un range di prezzo piuttosto basso (l’indice potrebbe tornare all’1,5% entro febbraio). Mentre Draghi vorrebbe prolungare l’allentamento quantitativo, Weidmann ritiene che la strategia posta in atto dalla Bce debba essere più accorta, perché in parte responsabile della “pigrizia” degli Stati nell’attuare le riforme strutturali. Nel frattempo, in seguito al discorso relativo al probabile rialzo dei tassi Usa di Janet Yellen, i rendimenti dei Treasuries sono tornati a salire, con il decennale al 2,35%. Questo ha portato all’allargamento dello spread con il Bund tedesco, superando i 200 bps, evento visto per l’ultima volta negli anni ’80. Per quanto riguarda l’Italia, si ritiene che i rendimenti e lo spread restino volatili e in aumento sino all’esito del referendum del 4 Dicembre, per poi normalizzarsi in seguito alla decisione di estendere il QE da parte della BCE. (riproduzione riservata)