Mentre sul mercato obbligazionario americano prevalgono i rialzi (tasso decennale al 2,361% dal 2,395%) grazie ai dati sul settore manifatturiero, con l’indice ISM in aumento a 57,2 punti (consenso a 57), in Europa la giornata è particolarmente turbolenta, con tutti gli spread in allargamento: gli acquisti degli operatori si sono concentrati sui Bund, fra cui il decennale tratta ad un tasso dello 0,292% dallo 0,33% di venerdì, mentre le vendite hanno riguardato tutti i titoli periferici, con il rendimento sul Btp a dieci anni in aumento al 2,329% dal 2,306%, provocando il rialzo del differenziale Btp/Bund a 203,2 punti dai 197,4 della chiusura precedente. L’andamento odierno è causato da più fattori che si sono congiunti tra loro. Ad aprile, la Bce ridurrà il ritmo di acquisti mensili di asset da 80 miliardi a 60, portando incertezze sulla reazione dei titoli periferici, più coinvolti nel programma di Qe, e generando vendite su di essi. Invece, gli acquisti sui Bund sono dovuti all’ammorbidimento delle attese sul rialzo dei tassi causato dal forte ridimensionamento delle aspettative inflattive della Bce dopo i dati della settimana scorsa. A ciò si aggiunge la preferenza degli investitori verso titoli più sicuri in vista delle imminenti elezioni francesi (23 aprile), per quanto la vittoria di Marine Le Pen sia considerata improbabile. Infine, continua la querelle interna al board della Bce relativa alle scelte di politica monetaria. Stamani, Benoit Coeurè, membro del direttivo, ha sentenziato che i Governi dovranno prepararsi ad un futuro aumento dei tassi, poiché, nonostante la politica accomodante sia stata efficace e necessaria per sostenere l’inflazione, essa sta penalizzando il settore bancario, riducendone eccessivamente i margini. (riproduzione riservata)