La paura legata al coronavirus ha completamente azzerato la propensione al rischio in quest’ultima giornata di contrattazioni della settimana.
In Italia la situazione è diventata piuttosto critica, lo spread BTP/Bund è vistosamente cresciuto, fino ad arrivare a 172 punti base (dopo aver toccato quota 177, massimo dal 9 gennaio), mentre il tasso di finanziamento del decennale si aggira sull’1,10%. In aggiunta, secondo i dati Ihs Markit, il costo per assicurare dal rischio di insolvenza il debito emesso è aumentato bruscamente. I credit default swaps quinquennali, infatti, sono balzati di quasi 22 punti base, raggiungendo quota 154, il massimo da sei mesi a questa parte.
In Germania prosegue l’ondata d’acquisto sui titoli di Stato, considerato lo status di bene rifugio di cui godono. Il rendimento del Bund è in netto calo a -0,63%. Questa dinamica di avversione al rischio ha fortemente penalizzato anche le obbligazioni societarie, soprattutto quelle ad alto rendimento, che hanno assistito a vendite cospicue nelle ultime due sedute. Dal punto di vista macroeconomico, il presidente della Bundesbank ha dichiarato che la crescita economica potrebbe essere inferiore alle stime fatte a dicembre, a causa della diffusione dell’epidemia anche in Europa.
Dalla Banca Centrale Europea sostengono non sia ancora necessario porre in atto misure di politica monetaria a causa dei recenti contagi che si sono sviluppati nell’Eurozona. La motivazione, spiegano, è riconducibile al fatto che sia ancora troppo presto per poter stimare il reale impatto economico del coronavirus. Aggiungono dicendo che la BCE resta comunque vigile, poiché l’impatto c’è e tutti gli Stati membri devono essere pronti ad agire in modo coordinato.