L’andamento del mercato è dipeso in primis dalle parole di ieri di Donald Trump, il quale ha promesso entro tre settimane un annuncio fenomenale sul futuro piano fiscale, che, a detta del Presidente, sarebbe “il migliore dai tempi di Reagan”. Sebbene nessun dettaglio sia stato rivelato, gli analisti sono rimasti stupiti dalle tempistiche poiché non si attendevano novità sull’argomento prima del 2018. Le reazioni degli investitori alle dichiarazioni di Trump sono state immediate: i bond governativi più rilevanti hanno subito una diminuzione del loro valore. Ora i rendimenti sul T-bond decennale sono in salita al 2,42% rispetto al 2,397% di ieri mentre l’omologo titolo tedesco tratta ad un tasso dello 0,323% dallo 0,312% della chiusura precedente. Tuttavia lo spread Btp/bund aumenta di più di 5 punti, superando i 192 bps, a causa del forte rialzo dei tassi decennali italiani dal 2,184% al 2,25%. Quest’oggi il presidente della Bundesbank Weidmann, dopo un periodo di dichiarazioni morbide, ha tuonato che la lentezza delle riforme è un problema cronico dell’Italia: ora il mercato attende di capire se la posizione tedesca cambierà. Infine, dai dati sui Btp si evince che gli investitori non si aspettino buone notizie dalla comunicazione di Moody’s in merito al rating del Paese, che avverrà oggi a mercati chiusi, dopo che a dicembre l’agenzia aveva modificato l’outlook da stabile a negativo, pur confermando il rating a Baa2. Se Moody’s opterà per il downgrading, il nuovo giudizio sull’Italia sarà solo un gradino sopra al grado junk. Se verrà presa tale decisone, unitamente ai timori politici e alla persistente debolezza dell’inflazione core, allontanerebbe ancor più la possibilità di un abbandono della politica monetaria accomodante messa in atto dalla Bce. (riproduzione riservata)