Nella seduta di oggi il mercato obbligazionario ha chiuso poco variato nonostante la diffusione dei dati sull'inflazione nell'Eurozona, ancora in calo nella sua lettura core, e la conferma della debolezza dell'industria europea emersa dai Pmi manifatturieri finali di febbraio.
Nello specifico, l'inflazione nell'area euro a febbraio, secondo la lettura preliminare, è cresciuta dell'1,5% a livello annuale (1,4% a gennaio), in linea con il consenso degli economisti. L'inflazione core preliminare, che esclude energia, cibo e tabacchi, sempre nel mese di febbraio, è invece aumentata dell'1% anno su anno, in calo rispetto al +1,1% di gennaio.
Al contempo, l'indice finale Pmi sulla manifattura di febbraio, è sceso per il settimo mese di fila a 49,3 dai 50,5 di gennaio. Per la prima volta da giugno 2013, il dato è sceso sotto la soglia di 50 che separa la zona di contrazione da quella di crescita.
Per tutti questi motivi, la Bce rimarrà accomodante e rivedrà al ribasso le sue stime macroeconomiche in occasione della riunione di giovedì 7 marzo. Inoltre, è sempre più probabile che l'Eurotower annunci una forma di nuovo finanziamento al sistema bancario, Tltro, entro aprile.
Sul fronte italiano, lo spread Btp/Bund chiude in leggera contrazione a 251,805 punti base, mentre il Btp a dieci anni tratta con un rendimento in calo al 2,74%. Questo nonostante l'indice Pmi manifatturiero italiano di febbraio si sia attestato in calo a 47,7 punti. Un mese fa, la discesa della lettura a quota 47,8 aveva spinto in allargamento lo spread di 15 pb in un solo giorno. Questa volta l'impatto è stato più contenuto, segnale che gli investitori hanno digerito la narrativa sulla debole crescita italiana.