Dopo l’espansione avuta ad inizio settimana, oggi lo spread fra i Bund decennali e gli omologhi titoli emessi dagli altri stati europei prosegue nella contrazione registrata ieri. In particolare, il differenziale Bund-Btp si assesta ben lontano da quota 200 bps, abbassando il proprio valore di oltre sette punti rispetto alla chiusura, toccando i 187,3 punti. Infatti, si osserva che, a fronte di rendimenti invariati dei bund, gli yield sui titoli governativi dei maggiori paesi dell’Eurozona subiscono un forte calo, con il tasso relativo al decennale italiano che ritocca i minimi di febbraio, raggiungendo il 2,18% dal 2,24% di ieri. Secondo gli analisti, la motivazione dei ribassi sui titoli governativi europei, sia core che periferici, è puramente tecnica poiché sullo sfondo permangono i timori sull’avanzata dei partiti antieuropeisti e sulle conseguenze di Brexit. A tal proposito, proprio ieri la Camera dei Comuni ha approvato con una maggioranza schiacciante il disegno di legge che permetterà al Regno Unito di invocare l’articolo 50 per uscire dall’UE, rafforzando la posizione della premier May e riducendo le speranze di una retromarcia, se ancora ve ne fossero state. Nel frattempo, sebbene il focus sia puntato sulla Francia e Grecia, anche le elezioni tedesche di settembre potrebbero avere esiti negativi per l’Eurozona, aumentando ancor più l’incertezza sui mercati. Il rischio è che le tensioni geopolitiche europee, corroborate dalla presidenza Trump (oggi i rendimenti sui T-bond rimbalzano al 2,37% dopo il crollo di ieri), possano portare ad un calo degli investimenti privati, ad un allargamento degli spread periferici con impatto negativo sul sistema finanziario e ad un blocco delle riforme strutturali che complicherà il recupero della produttività. (riproduzione riservata)