Nella mattinata odierna il rendimento del decennale italiano ha toccato quota 3%, livello triplicato dagli inizi di marzo, con lo spread ai massimi da 7 anni. Questa ondata di avversione al rischio è da ricondurre ai timori degli investitori dopo le parole del capo della Banca centrale austriaca e membro del Consiglio direttivo della BCE, Robert Holzmann. Ieri sera, ha affermato che la politica monetaria dell’Istituto di Francoforte è ai limiti e che le aspettative del mercato sono troppo elevate per poter essere soddisfatte. La stessa BCE ha cercato di correggere il tiro attraverso le dichiarazioni di stamani, in cui ha affermato di essere pronta ad adeguare tutte le sue misure, qualora fosse necessario, in modo da salvaguardare le condizioni di liquidità nel sistema bancario e garantire la trasmissione regolare dei suoi interventi in tutte le giurisdizioni.
Per assicurare condizioni ordinate sul mercato, è intervenuta Banca d’Italia, affermando che le misure adottate dall’autorità centrale sono flessibili sia nel timing che nel mercato di riferimento e che continueranno fino a quando ce n’è bisogno. Successivamente a ciò, il differenziale con il Bund tedesco è calato intorno a 258 punti base, con costo di finanziamento del BTP in contrazione al 2,40%.
L’allargamento dello spread e l’innalzamento del rendimento italiano creano delle preoccupazioni anche dal punto di vista del merito di credito. Il tasso del Credit Default Swap a 5 anni, dal 24 febbraio, è raddoppiato e, come afferma Scope rating, l’Italia potrebbe rischiare il downgrade dalle agenzie internazionali, dato che la manovra fiscale per sostenere l’economia porterà il rapporto Deficit/PIL oltre le soglie del Patto di Stabilità.