Chiusura di ottava negativa per la carta italiana, in scia alla debolezza dei titoli tedeschi. Il decennale italiano rende il 2,036%, in rialzo dall’1,965% dell’ultima chiusura. Il corrispondente benchmark tedesco si attesta allo 0,760%, in risalita dallo 0,721% del finale di seduta, con massimo intraday allo 0,769%, livello che non si vedeva dal settembre 2015. Lo spread Btp/Bund a dieci anni viaggia in espansione a 127,01 punti base dai 124,78 di ieri, dopo essere sceso in maniera decisa nelle scorse sedute, restando vicino ai minimi da settembre 2016. Il recente calo del differenziale, secondo gli analisti, è un chiaro segno di una parziale chiusura delle posizioni short su Roma, con il mercato che inizia a scommettere su una coalizione di governo, in un contesto di dati macro buoni. Si sta assistendo a un irripidimento delle curve di rendimento sul tratto 2-10 di Italia e soprattutto Germania, e a un allargamento dello spread Usa/UE dovuto alla divaricazione delle politiche monetarie: la Fed dovrebbe procedere con tre rialzi dei tassi nel 2018, mentre Francoforte dovrebbe ritoccarli a partire dal 2019; l’appiattimento di inizio anno sul tratto 10-30, si è ora smussato su alcune prese di profitto. Nelle ultime giornate si è registrato un andamento positivo dei periferici, compresi Portogallo e Spagna, e un buon assorbimento dell’attività sul primario. Il membro del board Bce Coeuré ha ammonito i governi dell’Eurozona, ricordando che senza ulteriori riforme, la prossima crisi potrebbe forzare l’Istituto a testare i limiti del proprio mandato, ricorrendo ad esempio a tassi negativi o all’acquisto di asset rischiosi, o portandosi pericolosamente vicino al finanziamento monetario dei governi. (riproduzione riservata)