Nella giornata odierna, tiene banco la risalita degli spread fra i bund e i titoli governativi dell’Eurozona, dopo il crollo di ieri: fra il titolo decennale tedesco e l’omologo Btp, il differenziale si allarga di oltre 6 bps rispetto a ieri, avvicinandosi a quota 185. L’aumento generalizzato dello spread si correla in particolare al forte ribasso dei rendimenti sul bund, che toccano i minimi della settimana ad un tasso dello 0,307% e ai leggeri rialzi degli yield sui government bond europei, fra cui quello del Btp, che tratta al 2,169% dal 2,136% di ieri. In un giorno privo di eventi rilevanti o pubblicazioni di dati macro, l’inversione dell’andamento settimanale sembra essere fisiologica, in seguito a cinque giorni in cui i bund hanno perso terreno e, nel contempo, gli altri titoli governativi europei hanno preso valore. Secondo gli analisti, la situazione odierna è resa peggiore anche dal clima di avversione al rischio sul mercato azionario e dal consolidamento sull'obbligazionario. Oltre che sulle cause dell’andamento, circoscritte ad oggi, gli investitori si sono concentrati su un punto fondamentale delle minute pubblicate ieri dalla Bce, ovvero la decisione secondo cui gli acquisti dei titoli governativi devono seguire unicamente la regola delle quote capitale e che, in caso di scarsità, sia possibile acquisire ad un tasso inferiore a quello sui depositi. Ciò implica che sussista una flessibilità, segno di ulteriore supporto agli emittenti più bisognosi, tale per cui il Qe potrebbe essere prolungato marginalmente perché così si attenuerebbe il problema della scarsità di bond idonei all’acquisto. Tale scelta, che si allinea al tono accomodante delle minute, sottolinea ancor più i dubbi relativi alla sostenibilità del rialzo dell’inflazione europea. (riproduzione riservata)