Seduta negativa per il mercato obbligazionario del Bel Paese a seguito della pubblicazione dei dati Pmi di gennaio relativi al comparto manifatturiero italiano. L'indice Pmi manifatturiero si è attestato a quota 47,8 rispetto ai 49,2 di dicembre, al di sotto della soglia di 50 per il quarto mese consecutivo e su livelli minimi da 5 anni e mezzo a questa parte. Essendo tra gli indicatori macroeconomici più seguiti dagli economisti, la lettura molto debole ha causato un netto allargamento dello spread Btp/Bund. Il differenziale, infatti, ha superato nuovamente quota 250 punti base e ha chiuso la giornata a quota 253,444 pb rispetto ai 240,946 pb della chiusura di ieri, con il rendimento del decennale italiano in sensibile aumento di 16 punti base al 2,76%. Dopo i dati di ieri sul Pil, questa lettura conferma la fase di contrazione dell'economia italiana; senza un repentino cambio di passo, l'Italia rischia di non raggiungere neppure il target di crescita rivisto al ribasso da Bankitalia allo 0,6% a/a, a sua volta inferiore alle stime del Governo (+1% a/a) contenute nelle proiezioni della legge di Bilancio 2019. Tale fenomeno avrebbe un effetto significativo su un rapporto debito/Pil già alle stelle e sui tassi dei decennali italiani. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi e francesi restano su minimi pluriennali, dimostrando come gli investitori si aspettino una Banca centrale europea accomodante sul fronte della politica monetaria. La “cassetta degli attrezzi” della Bce, nonostante la fine del programma di quantitative easing, è infatti lungi dall'essere vuota ed è molto probabile che nel breve periodo, il presidente dell'Istituto di Francoforte, Mario Draghi, interverrà annunciando una nuova Tltro.