Le notizie odierne contrastanti provocano l’esplosione degli spread fra Bund e altri titoli europei: il differenziale con i Btp torna ad assestarsi a ridosso dei 200 punti, in rialzo di circa 8, mentre lo spread Oat/bund si avvicina ai massimi, a quota 82, in aumento di 3 bps. Il divario è amplificato dal crollo dei rendimenti sul decennale tedesco, che ora trattano allo 0,257% dallo 0,305% di ieri, sulla scia dell’indice IFO relativo al sentiment delle aziende, in aumento a 111 punti, maggior valore dal 2011 (consenso: 109,6). Nel contempo, i rendimenti degli altri titoli governativi europei non subiscono rialzi eccessivi, con il tasso sul Btp a 10 anni che tratta al 2,24% dal 2,219% di ieri. Infatti, gli ottimi risultati dell’Eurozona, dove l’Indice dei prezzi al consumo su base annuale si mantiene all’1,8%, riescono in parte a moderare le incertezze politiche dell’area e le dichiarazioni non esaltanti contenute nel rapporto annuale redatto dalla Commissione Europea sulla situazione socioeconomica dei Paesi dell’Ue. Relativamente all’Italia, inserita fra i paesi con squilibri eccessivi, la Commissione insiste sulla necessità di un taglio del deficit strutturale dello 0,2% del Pil entro la fine di aprile, pena l’avvio di una procedura d’infrazione, generando ulteriori pressioni sul Governo riguardanti il processo riformatorio finalizzato a ridurre il debito. Anche la Francia, per quanto versi in una situazione migliore rispetto a quella italiana, è considerata fra i paesi con troppi squilibri a causa di un debito pubblico probabilmente insostenibile nel medio termine: la Commissione richiede misure più convincenti su spesa pubblica e lavoro, ma è forte il timore che le elezioni di aprile, a prescindere dal risultato, stiano bloccando le manovre necessarie. (riproduzione riservata)