Carta italiana debole, questo giovedì, in una seduta segnata dalla pubblicazione dei verbali Bce: i membri del board hanno ritenuto prematuro modificare il messaggio di politica monetaria nella riunione di gennaio, anche se un annuncio sul QE potrebbe arrivare nella prima parte dell’anno. Il rendimento del Btp decennale si attesta al 2,074%, in rialzo dal 2,049% dell’ultima chiusura. Il corrispondente benchmark tedesco rende lo 0,706%, in calo dallo 0,721% del finale di seduta. Lo spread Btp/Bund a 10 anni tratta in espansione a 136,64 punti base dai 132,63 di ieri; secondo gli analisti, se emergesse dal voto un governo di larghe intese europeista (probabilità 45%), il differenziale potrebbe stringere a 110 pb (probabilità 10%), mentre un’eventuale alleanza M5S-Lega lo farebbe aumentare a 210 e oltre. Gli altri scenari: in caso di nuove elezioni (20%) spread a 175-200, con una vittoria del centrodestra (20%) spread a 200. Il mercato si muove in un range stretto con volumi sottili: banche e fondi italiani riducono la propria esposizione in vista del 4 marzo, mentre i market maker anglosassoni sembrano più fiduciosi. Bund in recupero dopo il dato Ifo di febbraio a 115,4 punti, superiore ai 117 delle attese. Il clima economico tedesco si è raffreddato anche se l’indicatore è al secondo livello più alto dal 1991. Nel secondo trimestre potrebbe vedersi un andamento più volatile dei dati macro, anche se l’economia dell’Eurozona e di Berlino rimangono solide. La recente correzione di azionario e obbligazionario non altera le condizioni finanziarie della zona euro significativamente: in caso di un ulteriore repentino aggiustamento dei tassi ci potrebbero essere ripercussioni più marcate sul manifatturiero. (riproduzione riservata)