Titoli italiani deboli, questo giovedì, in una settimana molto rilevante sul mercato primario per il collocamento del nuovo Btp Italia. Boom di richieste da parte degli istituzionali per il bond indicizzato all’inflazione: a fronte della cospicua domanda pari a 10,777mld di euro, è stato emesso un ammontare di 3,757mld, con un coefficiente di riparto del 31,1% circa; il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha quindi chiuso il collocamento a 7,107mld, cercando di creare un bilanciamento tra la quota retail e istituzionale. La domanda consistente da parte degli investitori istituzionali è legata, secondo gli analisti, a un premio di 35 punti base rispetto agli altri Btp indicizzati all’inflazione europea derivante dalla minor liquidità del nuovo titolo, ed anche alla scadenza prima del collocamento di un vecchio Btp Italia. Il Btp decennale si attesta a un livello dell’1,841%, in linea con la chiusura di ieri all’1,836%, mentre il Bund a dieci anni rende lo 0,375%, poco mosso se confrontato con lo 0,376% del dato precedente. Lo spread Btp/bund sul tratto decennale è in allargamento a 146,19pb, mantenendosi comunque ben al di sotto dei 170pb di un mese fa: una tenuta dovuta all’inatteso upgrade di S&P e alla policy accomodante della Bce. Passando appunto alla politica monetaria, il tasso di inflazione annuale della zona euro è sceso in linea con la stima del consenso all'1,4% a ottobre (1,5% a settembre): a detta del capo economista dell’Istituto di Francoforte Praet, il rischio deflazione è scomparso, ma resta necessario uno stimolo monetario per avvicinarsi al target del 2%. Il membro della Bce Mersch ha invece affermato che la banca centrale potrebbe rivedere al rialzo le stime di crescita e prevedere un calo più modesto dell’inflazione rispetto alle attese. (riproduzione riservata)