Secondario italiano debole, questo giovedì, in una seduta che ha visto un rientro della volatilità dai recenti picchi. Il rendimento del Btp decennale si attesta all’1,993%, in rialzo dall’1,950% dell’ultima chiusura. Il corrispondente benchmark tedesco rende lo 0,762%, in aumento dallo 0,745% del finale di seduta, arrivando a toccare quota 0,806%, massimo da settembre 2015. Lo spread Btp/Bund a dieci anni tratta in espansione a 123,61 punti base dai 120,61 di ieri: non si evidenziano particolari segnali di stress in vista del 4 marzo. Lo scenario meno positivo sarebbe un ritorno alle urne, ma al momento, le opzioni più plausibili sembrano un governo tecnico o una grande coalizione. Secondo gli analisti, è improbabile che il differenziale continui a restringersi: infatti, il momento positivo sulla carta italiana non dovrebbe durare a lungo perché gli investitori dovranno iniziare a fare i conti col termine del QE. La corsa al rialzo dei rendimenti obbligazionari negli Usa e nell’Eurozona si è fermata nelle ultime sedute per via della volatilità sull’azionario che ha spinto gli operatori a ripiegare sui bond: anche se la Fed dovesse restare ferma a marzo, i costi di finanziamento sono destinati a salire, considerata la ripresa dell’inflazione. Un incoraggiamento ai periferici viene dal collocamento greco via sindacato del 7 anni 15/2/25 cedola 3,375%, rinviato a inizio settimana per via delle turbolenze sui mercati: assegnati 3 mld di euro con rendimento al 3,5%, a fronte di richieste per oltre 6 mld; Il Tesoro ha comunicato che nelle aste a medio-lungo del 13/2 verranno offerti 2-2,5 mld del Btp 3 anni cedola 0,2%, 2,5-3 mld di Btp 7 anni cedola 1,45% e 1,75-2,25 mld del 30 anni cedola 3,45%. (riproduzione riservata)