I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona trattano sui minimi storici in seguito alla pubblicazione dei deboli dati macro relativi a Spagna, Europa e Italia. Secondo quanto emerge dalla lettura preliminare, il Pil dell’area euro nel secondo trimestre del 2019 è cresciuto dello 0,2% a livello trimestrale e dell’1,1% su base annuale; il dato congiunturale è in linea al consenso degli economisti, mentre quello tendenziale è leggermente superiore alle attese dell’1%. Gli investitori hanno poi rivolto l’attenzione al dato sull’inflazione dell’Eurozona che, sempre secondo la lettura preliminare di luglio, è cresciuta dell’1,1% a livello annuale, in rallentamento dal +1,3% a/a del mese di giugno e meno di quanto atteso dagli analisti (+1,2% a/a). I dati di oggi sull’economia europea, con l’inflazione ben al di sotto del target e con una crescita in rallentamento (complici le maggiori incertezze sul fronte commerciale), sono buoni motivi che dovrebbero spingere la Bce a varare un nuovo pacchetto di stimoli monetari già nel meeting di settembre. Gli esperti ritengono che le misure dell’Istituto di Francoforte comprenderanno un taglio dei tassi di 10 pb insieme all’annuncio (o quantomeno a forti indicazioni) sulla ripresa del Quantitative easing. Per quanto concerne il nostro Paese, lo spread Btp/Bund chiude poco mosso a quota 198,5 pb, dopo che l’Istat ha stimato che nel secondo trimestre il Pil è rimasto stazionario sia rispetto al trimestre precedente, sia nei confronti del secondo trimestre del 2018. La variazione acquisita per il 2019 risulta nulla. Infine, sul mercato primario, la Germania ha collocato 2,345 miliardi di euro di Bund a 10 anni, con un rendimento al -0,41% rispetto al -0,26% dell’asta del 10 luglio.