Prosegue, questo giovedì, il trend di forza dei periferici rispetto al Bund che ha inaugurato il 2018, in una seduta caratterizzata dalle aste di Parigi e Madrid. Il rendimento del Btp decennale si attesta al 2,065%, invariato rispetto all’ultima chiusura. Il corrispondente benchmark tedesco rende lo 0,764%, in rialzo dallo 0,757% del finale di seduta. Lo spread Btp/Bund a dieci anni viaggia stabile a 129,71 punti base se confrontato coi 130,05 di ieri: i bond italiani sembrano non essere appesantiti dalle elezioni e risentono positivamente delle buone performance di Spagna e Portogallo. Secondo gli analisti, se dal voto dovesse emergere una coalizione guidata dal M5S, il differenziale potrebbe espandersi fino a 260 pb, anche se la probabilità che si verifichi un tale scenario è solo del 10%. Gli investitori giapponesi potrebbero ridurre gli acquisti di carta italiana in prossimità del 4 marzo: storicamente, gli acquisti da parte del Sol Levante di bond stranieri sono inversamente correlati all’incertezza politica, come dimostrano le vendite di bond prima delle elezioni negli Usa e in Francia, e prima del referendum Brexit. La Francia ha collocato 8 mld di euro sugli Oat 2021, 2023 e 2025, e 1,998 mld degli indicizzati all’inflazione Oati e Oatei su tre linee (2025, 2027, 2047), con domanda solida da parte degli operatori. La Spagna ha emesso 4,5 mld di Bonos 2022, 2028 e 2033 con rendimenti in aumento. Dopo le aste, le periferie sono rimbalzate, con il Bund che vede tassi intorno ai massimi in scia ai Treasuries; la caccia ai rendimenti favorisce i periferici e le obbligazioni societarie. Il decennale Usa si è spinto fino al 2,9424%, massimo da gennaio 2014: per gli esperti potrebbe toccare il 3,5% nei prossimi sei mesi. (riproduzione riservata)