Nella giornata odierna la Commissione Europea ha stabilito che, ai sensi dell’articolo 126 paragrafo 3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, è giustificata una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per disavanzi eccessivi per il debito. La decisione presa da Bruxelles ha dato una scossa immediata al mercato obbligazionario, che poi ha riassorbito la notizia: il rendimento del Btp decennale, dopo essere salito al 2,63%, tratta ora al 2,49%, mentre lo spread con il Bund tedesco chiude in lieve calo a 271 punti base (massimo intraday a 288,80 pb). La volatilità sul decennale italiano è destinata a rimanere elevata anche nei prossimi giorni, sia per il suddetto conflitto sui conti pubblici italiani, sia per l’incertezza sugli sviluppi politici post elezioni europee. Inoltre, sui Btp pesano anche le indiscrezioni secondo cui il Fondo Monetario Internazionale, nel suo rapporto sull’Eurozona della prossima settimana, avvertirà che il debito pubblico italiano rappresenta un rischio per l’intera economia europea. Giungono notizie negative per l’Italia anche dal fronte macro: l’indice Pmi servizi è sceso il mese scorso a 50 dal 50,4 di aprile, mentre il Pmi composito è salito a maggio a 49,9 dal 49,5, indicando una stagnazione economica. Per quanto riguarda la Germania, la decisione presa stamani dalla Commissione europea nei confronti del nostro Paese aiuta ancora il Bund tedesco, il cui rendimento tratta ora al -0,22% dopo aver segnato un nuovo minimo storico (-0,23%). Sono diversi i fattori che lasciano poco spazio per ipotizzare un ritorno in territorio positivo dei tassi reali tedeschi: i conflitti politici, i persistenti rischi in campo commerciale, l’inflazione in rallentamento e la debole crescita globale.