I tassi obbligazionari dell’Eurozona non sembrano intenzionati a staccarsi dall’area dei minimi storici: il rendimento del Bund tratta al -0,33%, mentre quello dell’Oat francese è pari al -0,01%. Sul fronte italiano, lo spread Btp/Bund chiude in lieve contrazione a 241,6 pb, con il tasso di finanziamento del decennale italiano che scende al 2,09% grazie alle parole del presidente Giuseppe Conte che, dopo aver incontrato al G20 alcuni leader europei (tra cui Angela Merkel e Jean-Claude Juncker), si è detto fiducioso sulla possibilità di evitare la procedura d’infrazione. Nella giornata odierna, l’Eurostat ha diffuso il dato sull’inflazione nell’Eurozona a giugno: esso ha mostrato che i prezzi, nonostante l’accelerazione causata ancora da effetti di calendario, non sono ancora su un trend in grado di far cambiare rotta alla Bce. Nel dettaglio, l’inflazione nell’area euro a giugno, secondo la lettura preliminare, è cresciuta dell’1,2% a livello annuale, in linea con il mese di maggio e con quanto atteso dal consenso degli economisti. Si tratta di un valore ancora troppo lontano dal target della Bce (+2%); pertanto, il mercato si aspetta che l’autorità monetaria tagli il tasso di deposito al -0,5% nel terzo trimestre. Per quanto riguarda l’inflazione core preliminare, sempre nel mese di giugno, essa è aumentata dell’1,1% a/a, in accelerazione rispetto al +0,8% di maggio e sopra le stime di consenso (1,0% a/a). Nel frattempo, i colloqui commerciali al G20 rimangono un jolly per la performance dei mercati obbligazionari: sebbene sia improbabile assistere a una svolta tra Usa e Cina, la fine dell’impasse e la ripresa dei colloqui dovrebbe bastare a innescare una reazione del mercato, anche se l’incertezza residua terrebbe bassi i tassi core.