Dopo un periodo volatile, il mercato obbligazionario attraversa una giornata interlocutoria con tutti i titoli governativi in leggero ribasso. I T-bond decennali scambiano ad un tasso del 2, 482% dal 2,462% di ieri, i Bund a 10 anni rendono lo 0,309%, in crescita di 2,5 bps mentre i rendimenti sui Btp a stessa scadenza si mantengono sui livelli della giornata precedente, ad una quota del 2,128%. Di conseguenza anche lo spread Btp/Bund tratta poco mosso a 181,65 punti (-2 bps), proseguendo lentamente nel calo previsto dagli analisti, iniziato lunedì scorso. Il dato più importante di oggi si correla all’inflazione dell’Eurozona ma non riesce a scuotere i mercati: l’indice relativo ai prezzi al consumo si è attestato sul 2% annuo, in rialzo rispetto all’1,8% di gennaio. Il valore, in linea con quello previsto dagli analisti, che si attendevano un aumento fra l’1,9% e il 2%, è il più elevato dal gennaio 2013 e raggiunge l’obiettivo prefissato dalla Bce. Tuttavia, l’accoglienza fredda da parte dei mercati è dovuta alle cause per cui l’inflazione è salita, ovvero elementi esogeni quali l’aumento del prezzo del petrolio. Infatti, l’inflazione core, che non tiene conto dei beni dal prezzo volatile, si attesta allo 0,9%, ben al di sotto del target, motivo per cui la Bce dovrebbe mantenere immutata la politica accomodante ora in atto. Negli Usa, si attende il discorso di Janet Yellen previsto per domani, in seguito al repentino aumento delle probabilità con cui il mercato prezza il rialzo dei tassi, passate dal 40% di venerdì all’80% di oggi. Tuttavia, a causa di una situazione politica non ancora definita e di un’economia in decisa ripresa su cui però alcuni dati sono contrastanti, qualsiasi scelta presa dalla Fed sarà facilmente contestabile. (riproduzione riservata)