Il mercato obbligazionario europeo rimane fortemente influenzato dall'impatto che un incremento dei prezzi del petrolio avrebbe sugli indici dei prezzi al consumo e, di conseguenza, sul percorso di politica monetaria delle Banche centrali globali, oltre che dalle prospettive di un nuovo programma di Qe da parte della Bce.
Il rendimento del Bund decennale tratta poco mosso, al -0,49%, in seguito all'indice Zew sul sentiment delle imprese tedesche che, nonostante si sia rivelato nettamente migliore delle attese, non ha influenzato sensibilmente il mercato. Nello specifico, il dato è salito a -22,5 punti a settembre rispetto ai -44,1 punti di agosto, sopra il consenso di -37,8 punti.
Tali dati indicano che, sebbene le prospettive sullo sviluppo dell’economia rimangano negative, gli operatori sono fiduciosi di un miglioramento delle relazioni commerciali Usa-Cina e del raggiungimento di un accordo sulla Brexit. Il greggio è salito di oltre 8 dollari al barile a seguito degli attacchi del fine settimana e si prevede un rialzo dei prezzi al consumo di 0,2-0,3 punti percentuali. Il rialzo non sarà sufficiente a riportare l'inflazione ai livelli target del 2% in Europa e sarà troppo contenuto per accrescere le preoccupazioni della Bce o di altre banche centrali.
A rendere ancora più pessimisti gli operatori è, inoltre, il fatto che i funzionari statunitensi imputano la colpa dell'evento all'Iran: questo aumenta le probabilità per un conflitto armato, che porterebbe ad ulteriori incrementi dei prezzi. Per quanto riguarda l'Italia, la preoccupazione principale è legata al debito pubblico estremamente elevato ed ai bassi livelli di crescita: lo spread Btp/Bund sale a 140 pb (rispetto ai 132 pb di ieri) e il Btp decennale scambia in rialzo di 4 pb a 0,90%.