La riapertura via sindacato del Btp a 50 anni (cedola 2,80% e scadenza primo marzo 2067) si è rivelata un successo per il Tesoro italiano, che ha ricevuto oltre 17 miliardi di euro di richieste da parte degli investitori contro i 3 miliardi offerti. Seduta positiva per Roma anche sul secondario, con il rendimento del Btp decennale in calo di quattro pb all’1,74% e con lo spread Btp/Bund che chiude in contrazione a 209,2 pb. Dunque, nell’attuale contesto di rinnovata caccia al rendimento svettano gli asset italiani, con i nostri titoli di Stato che beneficiano dell’accordo con Bruxelles, della nomina di Christine Lagarde quale successore di Mario Draghi alla guida della Bce, della nuova Tltro e dell’attesa per un nuovo Quantitative Easing. Nonostante la recente corsa, l’appetibilità dei rendimenti sta confinando in secondo piano le possibili tensioni politiche, che per ora sono rinviate alla manovra autunnale. Con la nomina di Lagarde, paladina delle politiche accomodanti, appare evidente che la Bce abbasserà il tasso sui depositi nei prossimi mesi, per poi porre in atto misure volte a limitare l’impatto dei tassi negativi sul settore bancario. Tale ipotesi è suffragata dalle varie dichiarazioni dei membri dell’Istituto e dalle attuali condizioni macroeconomiche che continuano a non essere brillanti: l’inflazione è lontana dal target e le aspettative su di essa sono di nuovo in calo. Secondo gli investitori, il taglio si farà; resta solo da capire la tempistica (a partire da fine luglio oppure in autunno) e l’entità (10 o 20 punti base). Inoltre, lo scenario, benché posticipato, di una ripresa dei programmi di acquisto da parte della Bce diventa ogni settimana più credibile, anche se continua a rimanere una fonte di dibattito.