Nella giornata odierna il rendimento del Bund a dieci anni continua a trattare nei pressi del minimo storico al -0,36%, dopo che gli ordini al settore manifatturiero tedesco di maggio, in termini destagionalizzati, sono scesi del 2,2% a livello mensile e dell’8,6% su base annuale. Il dato, a livello congiunturale, è nettamente inferiore al consenso degli economisti, posto a +0,1%. Questa lettura conferma che la produzione della prima industria dell’Eurozona è destinata a non rimbalzare a breve: il problema continua a essere la domanda esterna, con il ciclo manifatturiero globale e cinese che non mostra segnali di accelerazione. Ancora incollati ai minimi anche gli altri titoli governativi europei, grazie alle aspettative di una politica monetaria molto accomodante da parte della Bce. Gli investitori, soprattutto dopo il suddetto dato sugli ordini all’industria tedesca di maggio, sono sempre più convinti che per superare l’attuale rallentamento economico siano necessari stimoli monetari. Tra i mezzi a disposizione dell’Istituto di Francoforte c’è il taglio dei tassi, su cui si stanno studiando misure per mitigarne gli effetti negativi, e naturalmente il Qe, da utilizzare con alcuni gradi di flessibilità su limiti e strumenti. Sul mercato un calo di 10 pb del tasso sui depositi (al -0,50%) nella riunione di settembre viene ritenuto probabile all’82%, mentre sono aumentate le probabilità (oltre il 50%) di un altro taglio a dicembre. Tuttavia, gli operatori potrebbero rimanere delusi nel caso in cui non ci fossero segnali chiari da parte della Bce prima del mese di settembre. Sul fronte italiano, lo spread Btp/Bund chiude in allargamento a 210,7 pb (206,6 in chiusura ieri), con il nostro decennale che tratta con un rendimento dell’1,74%.