Dopo un inizio di seduta in lieve rialzo grazie all’ottimismo portato dalla tregua commerciale tra Usa e Cina, i tassi obbligazionari europei hanno accelerato al ribasso: il Bund tedesco e l’Oat francese hanno aggiornato il proprio minimo storico, rispettivamente al -0,362% e al -0,052%. A innescare questa inversione è stata la pubblicazione dei dati deludenti sui Pmi manifatturieri europei, in lieve miglioramento solo in Francia e in Germania. Nel dettaglio, l’indice Pmi dell’Eurozona definitivo di giugno, elaborato da Ihs Markit, si è attestato a 47,6 punti, in calo marginale dai 47,7 punti di maggio; il dato è inferiore alla rilevazione preliminare e al consenso, entrambi a 47,8 punti. Ciò che emerge da questa lettura è che, anche nel mese di giugno, il settore manifatturiero dell’Eurozona rimane saldamente in forte contrazione: il Pmi medio è stato il più basso dall’inizio del 2013 e, di fatto, sta agendo da forza negativa per il Pil. Dal momento che la recessione del settore industriale non mostra segnali di una fine imminente, il mercato cerca asset sicuri e scommette su misure di sostegno della Bce (ad esempio, un taglio del tasso d’interesse sui depositi e il riavvio del Qe), a tutto vantaggio dei bond core. Nel frattempo, la ricerca di rendimento e la prospettiva di una politica monetaria accomodante stanno aiutando i Btp italiani, con il rendimento del decennale in calo di 15 pb all’1,94% e lo spread che chiude in netta contrazione a 231,1 pb, rispetto ai 241,6 di venerdì scorso. Dunque, non pesa sui nostri titoli di Stato il dato negativo dell’indice Pmi manifatturiero italiano, che si è attestato a 48,4 punti, in discesa dai 49,7 di maggio e marginalmente inferiore al consenso (48,5 punti).