I rendimenti obbligazionari europei trattano in discesa dopo le indicazioni della Federal Reserve, pronta a tagliare i tassi d’interesse nel caso in cui le prospettive economiche del Paese non dovessero migliorare nel breve periodo. Dunque, dopo i meeting di Fed, Bce e BoJ, si registra una nuova convergenza delle politiche delle principali banche centrali mondiali, che negli scorsi anni avevano preso percorsi diversi. Lo scopo comune ai nuovi accomodamenti monetari è quello di evitare che gli shock derivanti da un ipotetico peggioramento delle tensioni commerciali possano fermare l’economia dei Paesi sviluppati. L’eccezione è rappresentata dalla Banca d’Inghilterra, che ha mantenuto inalterata la propria politica monetaria (tassi di interesse allo 0,75%). Come conseguenza al cambiamento di tono delle suddette banche centrali, è scattata la ricerca di rendimento sui mercati obbligazionari da parte degli investitori, i quali stanno acquistando principalmente obbligazioni high yield. Queste, ad alto rendimento ed emesse da società con rating basso, stanno riscontrando sia un forte ribasso dei rendimenti, sia un parallelo e consistente rialzo dei prezzi. Tra i titoli di Stato, quelli a cui giova maggiormente questo nuovo contesto accomodante sono i Btp italiani: il loro rendimento è sui minimi dall’aprile 2018, con il Btp a dieci anni che solo in chiusura registra un tonfo al 2,16%. Al termine della seduta odierna, lo spread Btp/Bund chiude in allargamento a 248,6 punti base, dopo giorni di continue contrazioni. Guardando alla Germania, il rendimento del Bund, dopo l’asta al 2046 di ieri, tratta ancora in territorio negativo (-0,318%), sempre nei pressi del nuovo minimo storico registrato martedì (-0,326%).