Il giorno dopo che qualcosa di grande è avvenuto, l’entusiasmo e l’euforia lasciano sempre spazio ai pensieri, alle considerazioni e persino ai dubbi che tale avvenimento porta con sé. È esattamente questo il clima, relativamente disteso, che si respira oggi sui mercati, con lo Spread che chiude in contrazione a 185,51 punti (-5,54). Emergono le prime considerazioni su quanto accaduto ieri: analizzandolo a mente fredda, gli analisti hanno intravisto nel Recovery Fund un deciso passo avanti verso il desiderio di integrazione, tanto fiscale, con nuove tasse comunitarie annunciate, quanto fisiologica, con la condivisione di un bisogno forte, ovvero quello di far ripartire un’economia mai così carente.
Il programma mette sul piatto un’ampia fetta di aiuti e risulta ben distante da quanto chiesto dai paesi frugali; una nota lieta per l’Italia, che sperava in un piano più alla “franco-tedesca” e che è stata dunque accontentata, ma anche un motivo di preoccupazione, in quanto l’approvazione dovrà essere univoca, indi per cui qualcosa verrà concesso agli oppositori e la proposta finale sarà verosimilmente meno “sfarzosa”. I frugal four non sono a loro agio con il “Next Generation EU” a causa dei troppi trasferimenti a fondo perduto e della mancanza di condizionalità, anche se quest’ultimo aspetto è in realtà implicito nel programma poiché se gli Stati non rispetteranno gli obiettivi prefissati non avranno diritto ai soldi, come evidenziato da Dombrovskis.
Si attendono ora notizie dal fronte della politica monetaria, in quanto la possibilità che la BCE aumenti gli acquisti del Pepp come da lei stesso dichiarato è più concreta che mai e sarebbe opportuno agire di pari passo per garantire ulteriore liquidità ai Paesi membri.