I rendimenti obbligazionari dell’Eurozona segnano nuovi minimi a causa dell’inasprimento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, con gli investitori che si stanno rifugiando negli asset sicuri in un contesto di avversione al rischio sui mercati. In particolare, il tasso di finanziamento del decennale tedesco è precipitato fino al -0,53% (ora tratta al -0,51%); in allargamento lo spread Btp/Bund, che chiude a quota 207,8 punti base. Sembra che la Cina abbia deciso di ricorrere all’arma valutaria per rispondere all’ultima offensiva a base di dazi del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Tuttavia, la PBoC ha chiarito che lo scivolone che ha portato la divisa cinese a rompere il livello di 7 yuan per dollaro per la prima volta in 11 anni non è il primo passo di una svalutazione competitiva del renminbi. Secondo il Governatore della Banca Popolare Cinese, Pechino non userà il cambio come arma per combattere fattori esterni di turbativa (rappresentati, in questo caso, dal protezionismo e dai dazi Usa sui beni cinesi). A rafforzare i timori degli operatori sono anche i primi segnali di un indebolimento del settore dei servizi dell’Eurozona che, dopo aver sostenuto l’espansione dell’economia della zona euro all’inizio del terzo trimestre, sta iniziando a risentire della crisi manifatturiera. Infatti, il relativo indice Pmi finale di luglio si è attestato a 53,2 punti, in calo rispetto ai 53,6 del mese precedente e marginalmente al di sotto del preliminare e del consenso, a quota 53,3. Infine, sull’obbligazionario continuano a pesare le aspettative degli investitori sulle misure espansive delle banche centrali, che cercheranno in tutti i modi di mettere un freno al rallentamento economico e di rilanciare la crescita.