I rendimenti obbligazionari dell'Eurozona hanno chiuso la seduta sui valori di ieri, dopo aver passato quasi tutta la seduta in rialzo. A provocare il brusco calo dei tassi nel finale sono stati i dati macro in arrivo dagli Usa, con l'indice Ism manifatturiero di settembre ha rivelato la peggior lettura dal giugno 2009, in piena crisi finanziaria globale. La crescita inferiore, l'elevata volatilità del mercato e l'incertezza politica continuano a pesare sull'outlook del debito sovrano della zona euro e dell'economia globale, affermano gli analisti, unendosi alle crescenti richieste di uno stimolo fiscale e di riforme strutturali. L'aumento dei tassi di crescita nel breve e medio termine dipende dagli stimoli fiscali, necessari alla crescita, da parte di quei Paesi che hanno la possibilità di attuare politiche più espansive. In questo contesto, visti i benefici in calo dei nuovi stimoli monetari, risulta vitale proseguire il percorso di riforme strutturali in tutta l’Eurozona.
Sul fronte italiano, l'attenzione si è concentrata sul Def mentre, lo spread, ha chiuso in allargamento a 141,849 pb. La manovra 2020, in base ai saldi di bilancio del documento è stata giudicata realistica dai mercati anche se, il debito pubblico dell'Italia, rimane elevato. I funzionari stimano una crescita del Pil reale allo 0,1% quest'anno e allo 0,6% il prossimo e un'espansione di quello nominale all'1% nel 2019 e all'1,9% nel 2020, quest'ultimo rivisto significativamente al ribasso rispetto alla previsione di aprile del 2,8%. Tuttavia gli esperti ritengono che la crescita si è attestata intorno allo zero ed il governo prevede solo un lieve miglioramento nel 2020: il rapporto debito/Pil dovrebbe attestarsi intorno al 135,2% il prossimo anno, in calo rispetto 135,7% del 2019.