I rendimenti dei titoli di Stato dell'Eurozona hanno chiuso in leggero rialzo, con gli investitori che hanno rallentato la loro corsa ai beni rifugio. Inoltre, dall'inflazione di dicembre dell'area euro non sono arrivati segnali di una accelerazione dei prezzi in grado di modificare la politica della Bce.
Il costo di finanziamento del Bund decennale è salito di 2 punti base al -0,28%, mentre lo spread Btp/Bund ha chiuso in allargamento a 166,637 punti base.
L'inflazione core dell'Eurozona, rimasta stabile all'1,3% a/a a dicembre, suggerendo una graduale crescita, prevista per i prossimi mesi, dei prezzi. Tuttavia, gli analisti, prevedono che l'inflazione sottostante si attesterà su livelli inferiori a gennaio e, di conseguenza, gli indicatori sull'attività saranno probabilmente più importanti e indicativi fino a quando i rischi di un rallentamento non diminuiranno.
Alla luce dell'indebolimento dell'economia, nel 2020 l’inflazione core si attesterà in media all'1,2% a/a nell’intera Eurozona , al di sotto dell'obiettivo della Banca Centrale Europea. Un fattore in grado di esercitare una pressione sufficiente a spingere l’inflazione core è riconducibile al conflitto tra Iran e Stati Uniti e, di conseguenza, l’aumento significativo del prezzo del petrolio. I prezzi del petrolio più elevati comportano una possibilità di rialzo a breve termine per l'inflazione, ma portano con sè rischi al ribasso per la crescita, sottolineano gli esperti, secondo cui un aumento di 10 dollari al barile del prezzo del petrolio potrebbe portare temporaneamente l'inflazione complessiva a circa l'1,8% a/a entro la fine del 2020. Infine, sul primario, durante la mattinata la Germania ha collocato 418 milioni di euro di Bundei al 2030 con un tasso pari al -1,29%.